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Storia del gioco d’azzardo: dagli antichi romani ai casinò online

News PartnerNews Partner 1 settimana fa
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Foto: PxHere

Sembra proprio che l’uomo sia stato affascinato dal gioco d’azzardo sin dall’antichità, come ci rivelano reperti archeologici e testimonianze scritte e pittoriche. Il rischio di perdere tutto con un solo tiro di dadi o l’attrattiva di un arricchimento fulmineo calando le carte giuste dev’essere qualcosa di connaturato ad alcuni individui, di qualunque società essi facciano parte.

Quella del gioco d’azzardo è stata considerata un’attività da tenere sotto controllo, a metà tra la pratica illegale e un diversivo da concedersi con parsimonia e responsabilità. Nondimeno strumenti molto simili ai dadi (il termine azzardo proviene proprio dall’arabo az-zahr, “dado”) sono citati già in alcuni testi sacri della civiltà indiana, mentre sappiamo benissimo che gli antichi Greci non organizzavano un banchetto senza prevedere questa tipologia di divertimento, molto in voga tra le classi più abbienti.

Il gioco d’azzardo nell’antica Roma

Panem et circensem“: questo famoso detto ci ricorda come uno degli spettacoli più crudeli dell’antica civiltà romana, quello della lotta tra gladiatori, fosse oggetto di scommesse. Ma tralasciando queste pratiche sanguinose, basti sapere che gli antenati dei casinò nacquero a partire dalle case private e i retrobottega di locande e osterie nei quali si praticavano giochi come gli astragali, i dadi o il più semplice testa o croce.

Un’apposita legge di età repubblicana, la “lex tabularia”, era stata formulata allo scopo di raccoglierne una lista completa, segnalando quelli proibiti. Ma la passione per i Romani rimase incontrastata, e la concessione relativa unicamente alle festa dei Saturnalia venne puntualmente disattesa, tanto che Gaio Giulio Cesare, dovendo varcare il Rubicone, non trovò di meglio che affermare che “Il dado è tratto“.

Il gioco d’azzardo nella Venezia del Settecento

Il fenomeno del gioco d’azzardo si diffuse a Venezia sin dal Cinquecento, ma la vera esplosione si ebbe tra il Seicento e il Settecento. Inizialmente destinata solo alla classe nobiliare, nonché duramente repressa (tanto da garantire l’esclusione dai pubblici uffici), la pratica venne sottoposta a controlli e limitazioni una volta compreso che era impossibile frenarla davvero.

Nacquero dunque i casini (il primo al mondo è proprio veneziano e del 1638), stanze o appartamenti molto piccoli che i nobili adoperavano per riunirsi nelle vicinanze di San Marco: sontuosi e splendenti, raccoglievano i membri dell’alta società in un’atmosfera di vizio e piaceri. Ma le pubbliche case da gioco sorsero in tutta la città e abbracciarono ogni strato della popolazione, anche quella religiosa.

Con il termine “ridotti“, spazi equivalenti al foyer del teatro, si indicavano proprio quei luoghi di pausa tra uno spettacolo e l’altro, in cui riunirsi negli intervalli: i giochi più popolari includevano la bassetta, il faraone e il birbiss (antesignano della roulette), ma probabilmente era lo sbaraglino (quello che oggi chiamiamo “backgammon”) il passatempo preferito dai cittadini della Serenissima.

Il gioco d’azzardo come filosofia

Nel 1971 apparve un libro – L’uomo dei dadi – che portava alla massima espressione e agli estremi limiti la filosofia del giocatore. Il romanzo, firmato sotto pseudonimo da George Cockcroft, raccontava la storia di Luke Rhinehart, uno psicoanalista insoddisfatto che all’improvviso decide di affidare la propria vita al caso.

Stabilendo di volta in volta le opzioni, col passare del tempo sempre più audaci e contrarie alla propria personalità, Luke lascia che sia il lancio di un dado a decidere le sue azioni. Gli esiti del romanzo sono surreali e assurdi, ma rispecchiano bene quel mix di predisposizione al rischio, accortezza e fiducia nel caso che costituisce la natura di ogni vero giocatore.

Il gioco d’azzardo oggi

Ai giorni nostri il gioco d’azzardo è severamente regolato da normative nazionali, per quanto siano attualmente attivi il Casino de la Vallée di Saint-Vincent, il Casinò di Sanremo e il Casinò di Venezia. Non è però necessario recarsi in uno di questi posti, in quanto esistono tantissimi casinò online italiani legali dove giocare in sicurezza.

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