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Cosa visitare gratis a Roma: la guida per chi non vuole spendere

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Foto: Markos90 - Wikimedia

Roma ha un patrimonio storico, artistico e museale sconfinato, ma c’è anche tanto da vedere senza spendere nulla. Ecco tre luoghi da non perdere e che è possibile apprezzare senza metter mano al portafogli.  E abbiamo pensato anche a coloro che amano i luoghi insoliti.

Gli orologi ad acqua del Pincio e di Piazza del Gesù

Quello del Pincio è senza dubbio il più famoso, ma di orologi ad acqua, la città di Roma, ne vanta ben due. Gli idrocronometri sono nati dalla mente geniale del sacerdote (e scienziato) Giovan Battista Embriaco. Inizialmente erano tre, ma quello custodito nella corte interna del ministero delle Finanze è sparito nel nulla negli anni Sessanta.

L’orologio ad acqua del Pincio, il più celebre, è stato inventato da padre Embriaco nel lontano 1867, e sorge proprio sul colle a nord del Quirinale. Per arrivarci, occorre attraversare il cavalcavia che collega Villa Borghese al giardino del Pincio, imboccare il primo viale a destra ed ecco che vi imbatterete in questo singolare oggetto.

Presentato all’Esposizione Universale di Parigi, l’Orologio ad acqua è un esempio affascinante dell’unione tra meccanica, arte e natura. È infatti il flusso costante dell’acqua a garantirne il funzionamento, e per questo non ha bisogno di essere ricaricato, né si ferma mai (a meno che non vi siano improvvise gelate). Notevole anche la cura dei dettagli che lo compongono, con i quattro quadranti protetti da mostre in cristallo di Francia.

L’acqua, riempiendo in modo alternato due bacinelle, consente anche l’emissione della caratteristica suoneria dell’orologio. Il singolare oggetto è stato incastonato nella piccola torre in cui si trova adesso – all’interno di un isolotto al centro di un laghetto – da Gioacchino Ersoch. Questi era un architetto comunale di origine svizzera, si deve forse alle sue origini l’ispirazione per la suggestiva decorazione lignea che richiama uno chalet alpino.

Sempre opera dell’ingegno di Embriaco è il secondo orologio ad acqua, quello collocato nel cortile di Palazzo Berardi, in piazza del Gesù 62, nel cuore del Rione Pigna. Questo secondo orologio risale al 1870 e si trova all’interno di Palazzo Berardi, splendido edificio risalente al 1565.

L’idrocronometro è situato all’interno di una nicchia a conchiglia che poggia sul fondo di una fontanina a due invasi. In esso è possibile ammirare una piccola foca di marmo immersa nell’acqua. Intorno alla nicchia, si può notare una edicola con quattro cariatidi che sostengono due busti di marmo, collocati ai lati dell’orologio.

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Foto: Wikimedia – Mikhail Malykh

Galleria Sciarra – tra via Marco Minghetti e via dell’Umiltà

Se pensate a un semplice passaggio pedonale, dovrete ricredervi: la Galleria Sciarra è un angolo unico che merita certamente una visita. Nata da un progetto dell’architetto Giulio de Angelis e affrescata dal pittore Giuseppe Cellini, la Galleria Sciarra è stata edificata il 1885 e il 1888 come cortile del palazzo Sciarra Colonna di Carbognano.

In quegli anni, era in pieno fervore la fase di modernizzazione dei rioni centrali di Roma legata alla costruzione della nuova capitale, dovuta all’accresciuto numero di abitanti. Esempio straordinario di stile liberty, al centro delle sue decorazioni vi è la glorificazione della donna, concetto declinato in più modi attraverso l’illustrazione di diversi modelli femminili.

Le figure femminili ritratte negli affreschi sono “La Pudica”, “La Sobria”, “La Forte”, “L’Umile”, “La Prudente”, “La Paziente”, “La Benigna”, “La Signora”, “La Fedele”, “L’Amabile”, “La Misericordiosa”e “La Giusta”. Accanto a queste, è possibile vedere ritratte anche scene di vita borghese come “La cura del giardinaggio”, “La conversazione”, “Il pranzo domestico”, “Il trattenimento musicale”, “L’ esortazione della carità”; “La conversazione galante”, “La toeletta”, “Il matrimonio”, “La cura dei figli”.

La copertura a volta è realizzata in ferro e vetro. Una piccola curiosità: tra le figure ritratte vi è anche Gabriele D’Annunzio: a palazzo Sciarra, infatti, aveva sede la rivista “Cronaca Bizantina”, cui il poeta e scrittore collaborava.  Chiusa nei fine settimana, è visitabile da lunedì a venerdì negli orari d’ufficio.

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Foto: Flickr – Carlo Raso

Quartiere Coppedè – Quartiere Trieste

Si resta sempre in tema liberty con la visita dell’incantevole Quartiere Coppedè, uno scorcio sorprendente immerso nel caos della Capitale. Questo quartiere – che consta di una quarantina di edifici – prende il proprio nome dall’architetto che lo ha ideato: Gino Coppedè, che si dedicò alla sua realizzazione negli anni a cavallo tra il 1915 e il 1927.

Per giungere al quartiere, occorre attraversare l’ingresso monumentale aperto tra i Palazzi degli Ambasciatori. Questo è realizzato con un grande arco che unisce i due edifici, illuminato da un suggestivo lampadario in ferro battuto.

Già osservando i Palazzi degli Ambasciatori si possono scorgere le numerose torrette, i mosaici con raffigurazioni di divinità e figure umane in bassorilievo. Lo stile, che spazia dal liberty al neoclassico, è unico e non vi sono altri esempi simili in tutta Roma.

Varcato l’arco, ci si ritrova davanti la Fontana delle Rane, così chiamata – probabilmente – prendendo spunto dalla Fontana delle Tartarughe del Bernini, collocata all’interno del Ghetto. Molti i palazzi del Quartiere Coppedè che sono divenuti celebri.

Tra questi, il famoso “Villino delle Fate”, realizzato nel 1924. Si tratta, in realtà, di tre villini con pareti in comune, circondati da un giardinetto secondo il modello della città giardino e ispirati alle tre fate Neme, Melete, Aede.

Vale anche la pena menzionare il “Palazzo del Ragno”, caratterizzato da un mosaico in bianco e nero che raffigura l’insetto, simbolo della laboriosità. L’origine di questo edificio, infatti, è da ricercarsi nel mito di Aracne, giovane condannata per tutta la vita a tessere la tela dalla propria bocca.

Data la forte carica suggestiva del luogo, il cinema ha spesso utilizzato il quartiere Coppedè come scenografia urbana. Un esempio? Dario Argento scelse il quartiere Coppedè come location per “L’uccello dalle piume di cristallo”, nel 1970, e per “Inferno”, nel 1980.

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Foto: Wikimedia – Livioandronico2013
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