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‘Otello’: la recensione del grande classico shakespeariano. Al Globe Theatre di Roma

Maria Lucia Tangorra 3 settimane fa
Otello Globe Theatre Roma

«Io considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico dove ogni uomo deve recitare una parte, e la mia è una parte triste», afferma Antonio ne ‘Il mercante di Venezia‘. Quando si assiste all’incipit di Otello per la regia di Marco Carniti torna in mente proprio questa frase poiché viene dichiarato come ognuno degli attori in scena sta per indossare una maschera – non è un caso che a dipingere il volto di Otello (un credibilissimo Maurizio Donadoni) sia Iago (un perfetto Gianluigi Fogacci).

Questo gesto include più letture, dalla volontà di mostrare la finzione scenica a quella più profonda del ruolo ricoperto dai personaggi e – traslando – da ciascuno di noi (compreso quello di testimoni); ma non possiamo dimenticare come le azioni del protagonista siano frutto della sottile macchinazione di Iago e questa messa in scena ce lo ricorda più di altre.

Frontale al pubblico, ogni attore mima l’atto del truccarsi davanti a uno specchio immaginario, quello reale siamo noi, a cui non potrà sfuggire ogni tassello della tragedia. Tutti conosciamo questo grande classico, che proprio in quanto tale, se lo si sa indagare, ha ancora tanto da comunicare. “Penso oggi a Otello come una tragedia totalmente moderna che esplora un dramma intimo, familiare. Una storia di violenza che si consuma tra le quattro mura di un ambiente domestico. Un dramma psicologico a tinte forti.

Otello è un uomo profondamente solo, per cultura e per educazione militare. Una macchina da guerra che di fronte ai sentimenti si autodistrugge. Tutto gerarchie e disciplina , vive in un mondo i cui sentimenti sono messi sotto processo. Otello ha un crollo d’identità. Identità politica e culturale. Otello è nero? Cosa significa per noi oggi?”, sono alcuni degli interrogativi da cui è partito il regista per addentrarsi in un testo che può essere insidioso.

“Shakespeare parte da problematiche politiche e razziali per entrare nel labirinto della psicologia umana così da poter mettere luce sulla vera natura dell’anima. La parte oscura, che distrugge l’essere umano da dentro. La parte che non segue la ragione e che lascia all’intuito e all’istinto la soluzione finale. La parte animale che uccide la ragione. Otello è una grande metafora sull’esistenza dell’uomo e della sua identità. La denuncia di una condizione di fragilità che porta alla perdita di sé e non lascia scampo per nessuno. Ma attenzione perché tutti siamo Otello (e il retro di una maglietta su ciascun personaggio lo esplicita, nda). Il nero è in tutti noi. Tutti siamo vittime di una parte oscura di noi stessi che ci rende vulnerabili e autodistruttivi facendoci precipitare nel vuoto e nell’oscurità”.

In questo allestimento va reso merito all’intuizione dell’utilizzo di gabbie (scene di Fabiana Di Marco), che si costruiscono sotto gli occhi degli spettatori sbarra dopo sbarra, man mano che l’ordito della trama viene tessuta da Iago, colui che vuole essere quantomeno co-protagonista e non stare nelle retrovie. “Io non sono quello che sono”, pronuncia sibillinamente nei primi minuti.

Spetta a lui modellare lo spazio scenico (tanto più nel primo atto, nel secondo coadiuva, tra gli altri, Emilia-Carlotta Proietti, colei che inconsciamente gli passa una palla avvelenata), a voler evidenziare come sia lui la mente che sta preparando il terreno. In un perfetto equilibrio tra le parti, si è scelto di far emergere maggiormente l’accento ironico di un uomo logorato dentro e pronto a colpire la parte più fragile di ogni uomo e donna che gli capita a tiro – sarebbe riduttivo parlare solo di gelosia. Emblema ne è Desdemona, resa in tutta la sua ingenuità da Maria Chiara Centorami.

Di fronte a un cast di ottimo livello (oltre ai già citati, troviamo Antonella Civale, Nicola D’Eramo, Diego Facciotti, Sebastian Gimelli Morosini, Massimo Nicolini, Gigi Palla e Tommaso Ramenghi) e a idee funzionali di messa in scena (dai veli bianchi all’impeccabile disegno luci curato da Umile Vanieri), ci permettiamo di fare un piccolo appunto sulla durata: asciugando di alcuni minuti il primo atto, ne avrebbe giovato il ritmo. Ci preme sottolineare che il testo del Bardo è più che rispettato e anzi è esaltato in tutta la sua poeticità e musicalità.

Otello è in scena fino a domenica 5 agosto al teatro di Villa Borghese, che vanta la direzione artistica di Gigi Proietti.

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