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Quasi Niente e Peter Brook: teatro a Roma a ottobre

Lucilla ChiodiLucilla Chiodi 7 giorni fa
teatro a roma
Quasi Niente di Deflorian Tagliarini

Lo #spiegoneteatri di Roma Weekend vi segnala il meglio della programmazione teatrale a Roma: nel corso della stagione saranno molti gli spettacoli da non perdere.

Ecco gli eventi della settimana che va dal 8 al 14 ottobre.

The Prisoner

Teatro Vittoria, dall’11 al 20 ottobre

Se c’è un artista che non necessita di presentazioni è sicuramente Peter Brook. Il rivoluzionario maestro del teatro internazionale, più volte ospite di Romaeuropa Festival, torna con il suo ultimo spettacolo diretto insieme a Marie-Hèlène Estienne.

Un cast multietnico per affrontare con la maestria e quel consueto tocco lirico che caratterizza la scrittura scenica di questo gigante del teatro mondiale, i temi della punizione, della giustizia e del crimine. Un uomo siede da solo davanti a un’enorme prigione in un paesaggio desertico. Chi è? E perché si trova in questo luogo? È una sua libera scelta oppure sta scontando una qualche forma di punizione? E coloro che sono dentro il carcere che crimini hanno commesso? Come guardano a loro volta l’uomo che li sta osservando? È un pazzo o forse un dio?

Cos’è la redenzione e quale il significato del termine giustizia in un mondo dove carcerati e guardiani si scrutano reciprocamente ponendosi le stesse domande?

Indirizzo: Piazza di Santa Maria Liberatrice, 10

Orario: ore 21; domenica 14 ore 17; sabato 20 ore 16 + 21

Ingresso: da 22,50 a 45 euro

L’Abisso

Teatro India, dal 9 al 28 ottobre

L’abisso è il toccante racconto di uno sbarco, di quei frammenti di Storia che accadono e si compiono attorno a noi e che spesso ignoriamo. Quella storia che si studia nei libri e che riempie le pellicole di film e documentari, che anima i dibattiti e determina il corso degli eventi.

«Il primo sbarco l’ho visto a Lampedusa. A guadagnare la terra erano in tantissimi, ragazzini e bambine per lo più. Stravolti, stanchissimi, confusi, erano cinquecentoventitre persone sottratte alla morte in mare aperto. Con me c’era mio padre quel giorno. Assistemmo assieme a qualcosa di smisurato – racconta Davide Enia. Da quel giorno ho iniziato ad ascoltare i testimoni diretti di ciò che succede nella frontiera: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, gli operatori medici e i lampedusani, i volontari e le persone sbarcate sull’isola. Dalla registrazione delle loro voci sono emersi frammenti di storie dolorosissime eppure cariche di speranza, nonostante risuonasse di continuo un carico di morte impossibile da gestire da soli. Le loro parole aprivano prospettive e celavano abissi. Avevano le stimmate della guerra».

Una messa in scena che fonde diversi registri e linguaggi teatrali, gli antichi canti dei pescatori, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa, sulle melodie a più voci che si intrecciano senza sosta fino a diventare preghiere cariche di rabbia quando il mare ruggisce e nelle reti, assieme al pescato, si ritrovano sistematicamente i cadaveri di uomini, donne, “piccirìddi”.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orari: ore 21.30; sabato ore 20; domenica ore 18; dal 23 al 27 ottobre ore 21

Prezzi: da 16 a 20 euro

Reparto Amleto

Teatro India, dal 9 al 21 ottobre

Scritto e diretto da Lorenzo Collalti, giovane autore e regista che si sta facendo notare per il taglio originale dei suoi spettacoli, Reparto Amleto è – come si intuisce dal titolo – un testo che parte soltanto dall’Amleto di Shakespeare.

Collalti si immagina il personaggio di Amleto come svuotato dalle infinite rappresentazioni e sprofondato in una pesante depressione. Immerso in una sorta di crisi continua e sottoposto a diverse interpretazioni degli innumerevoli registi fino a non capire più chi sia realmente e quali siano i suoi obiettivi, Reparto Amleto è la prova di un esperimento: partire da un paradosso teatrale per raccontare il personaggio di Shakespeare.

Cos’è Amleto se non un ragazzino troppo piccolo per essere re, abbastanza grande da piangere la morte di un padre e con un compito più grande di lui da portare a termine? Amleto nella pièce viene presentato come un adolescente in preda a infinite paure.

Tutto questo diventa un pretesto per rileggere l’opera shakesperiana mantenendone le parti strutturali, arricchendole della consapevolezza del novecento. Sono infatti gli autori del secolo scorso a influenzare questa nuova drammaturgia come KafkaDurennmatt e Palazzeschi.

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, in collaborazione con L’Uomo di Fumo – Compagnia Teatrale, lo spettacolo ha vinto l’edizione 2017 di Dominio Pubblico.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orari: ore 20; sabato ore 21.30

Prezzi: da 16 a 20 euro

— Romaeuropa Festival

dal 19 settembre al 25 novembre

Il 19 settembre prende il via la XXXIII Edizione del Romaeuropa Festival in 26 spazi di Roma con oltre 300 artisti provenienti da tutto il mondo.

Qui il link al nostro articolo.

Spettacoli non più in corso

— Festival del Teatro Patologico

Teatro Eliseo, dal 4 al 14 ottobre

Nel 1978 l’Italia fu il primo paese a mondo a chiudere definitivamente i manicomi: in occasione dell’anniversario, per dieci giorni consecutivi, dal 4 al 14 ottobre, il Teatro Eliseo ospiterà il Festival del Teatro Patologico dal titolo “1978, Legge 180 – 2018 illusioni, sogni, speranze” con un fitto calendario di eventi che affronteranno i quarant’anni della Legge Basaglia e l’importanza del teatro terapia.

Madrina del festival sarà Claudia Gerini Ad organizzarlo e dirigerlo Dario D’Ambrosi,  attore, regista, fondatore e direttore del Teatro Patologico. D’ambrosi è considerato uno dei maggiori artisti d’avanguardia italiani e autore di spettacoli che tendono ad indagare la follia al fine di ridare “dignità al matto”.

E così, dopo il grande successo riscosso lo scorso 16 maggio al Parlamento Europeo e precedentemente presso le Nazioni Unite di New York in occasione della giornata mondiale delle persone con disabilità, e dopo aver ricevuto un importante riconoscimento dal Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (DESA) delle Nazioni Unite, il Teatro Patologico lascia  la sua naturale sede di via Cassia 472 per trasferire il suo festival nel Teatro Eliseo con un programma che prevede spettacoli, convegni, proiezioni di film, un concerto e una mostra pittorica e fotografica.

Gli spettacoli saranno interpretati dagli allievi attori che hanno frequentato e frequentano il primo corso universitario al mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione” fondato in collaborazione con l’Università di Tor Vergata rivolto ad utenti disabili psichici e/o fisici.

In apertura del festival la mostra “Uno sguardo dentro” di Cinzia Bevilacqua e Alessandro Montanari e lo spettacolo “I Giorni di Antonio” scritto e diretto e interpretato da Dario D’Ambrosi e Celeste Moratti, la vera storia di un ragazzo disabile cresciuto in un pollaio.

Dal 5 al 7 andrà in scena lo spettacolo “Tito Andronico” una riscrittura moderna del testo Shakespeariano ambientata in una casa di cura e allestita da Dario D’Ambrosi. Dal 9 all’11 sarà invece la volta di “Pinocchio” il celebre testo di Collodi rivisitato da Claudia Vegliante, mentre dal 12 al 14 “Il trip di Don Chisciotte”una fuga metaforica dal quotidiano,con la regia di Francesco Giuffrè.

All’ultima replica dello spettacolo seguirà la cerimonia di consegna attestati e la conclusione del festival è affidata alla celebre band romana, i “Ladri di carrozzelle”.

Il programma

  • Giovedì 4 ottobre: ore 18: Cerimonia di Apertura del Festival e inaugurazione della mostra fotografia di Alessandro Montanari e della mostra pittorica di Cinzia Bevilacqua – ore 21: Spettacolo teatrale “I Giorni di Antonio”
  • Venerdì 5 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Tito Andronico”
  • Sabato 6 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Tito Andronico”
  • Domenica 7 ottobre: ore 17.00: Spettacolo teatrale “Tito Andronico”
  • Martedì 9 ottobre ore 21: Spettacolo teatrale “Pinocchio”
  • Mercoledì 10 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Pinocchio”
  • Giovedì 11 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Pinocchio”
  • Venerdì 12 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Il Trip di Don Chisciotte”
  • Sabato 13 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Il Trip di Don Chisciotte”
  • Domenica 14 ottobre: ore 17.00: Spettacolo teatrale “Il Trip di Don Chisciotte” -ore 18.30: Consegna attestati agli alunni del primo corso universitario al Mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione” -ore 19.00: Conclusione del festival con il concerto dei “Ladri di carrozzelle”

Indirizzo: via Nazionale 183

Ingresso: 10 euro

— Silvano Toti Globe Theatre

Largo Aqua Felix, fino al 14 ottobre

Programma 2018

  • dal 21 settembre al 7 ottobre, ore 21.00, La Tempesta (regia Daniele Salvo)
  • dal 10 al 14 ottobre, ore 20.45, The Merchant Of Venice (regia Chris Pickles)

Da settembre gli spettacoli in programma andranno in scena anche la domenica alle 18.

E come di consueto, l’ultima rappresentazione in programma sarà completamente in lingua inglese.

Info e prezzi

È possibile acquistare i biglietti online oppure al botteghino, in V.le P. Canonica: tutti i giorni dalle 15.30 alle 19, nei giorni di spettacolo fino alle 21.15. I prezzi per il parterre sono:

  • 10 euro- intero
  • 8 euro- ridotto

— Quasi niente

Teatro Argentina, dal 9 al 14 ottobre

Quasi niente. Oggetto di partenza del nostro nuovo progetto è Il deserto rosso, lo straordinario film del 1964, prima opera a colori di Michelangelo Antonioni, che a partire – sembra – da un breve racconto di Tonino Guerra vede in scena una straziante e fanciullesca Monica Vitti. Giuliana, moglie e madre, attraversa il deserto – in una scena veramente rosso – della sua vita senza che nessuno possa realmente toccarla, senza toccare a sua volta nessuno. Nemmeno l’incontro con Corrado, amico del marito, per tanti versi simile a lei, riesce a cambiare le cose. Poche le parole, alcune talmente belle da diventare proverbiali (“Mi fanno male i capelli”, la più nota, presa in prestito da una poesia di Amelia Rosselli) e protagonista assoluto il paesaggio, una Romagna attorno a Ravenna trasfigurata dal regista (“ho dipinto la realtà” dichiarava all’epoca) in un mondo dove malattia e bellezza coincidono con un cortocircuito di senso e di sensi che ancora oggi ci sbalordisce. Un oggetto ingombrante, visto, discusso e sviscerato.

A differenza di Janina Turek, la protagonista del nostro lavoro del 2012, Reality e delle pensionate greche di Petros Markaris che abbiamo abitato in Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni del 2013, entrambi oggetti di cui pochi o nessuno si era occupato, Il deserto rosso è invece uno delle opere centrali – hanno scritto – non solo del cinema italiano e internazionale, ma delle arti visive del Novecento.

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: ore 21; mercoledì ore 19; domenica ore 17

Ingresso: da 12 a 40 euro

— Anagoor

Teatro India, 2 e 3 ottobre

Diretta da Simone Derai e Marco Menegoni, la compagnia italiana Anagoor si è imposta all’attenzione internazionale per la sua estetica in grado di coniugare performing art e scena ipermediale e di costruire un dispositivo teatrale colto, permeato da riferimenti all’arte classica e alla contemporaneità. Dopo aver presentato per REf15 Virgilio Brucia, la compagnia torna in scena con l’allestimento integrale dell’Orestea / Agamennone, Schiavi e Conversio. Visione, canto e orazione concorrono alla costruzione di uno spettacolo che mantiene la struttura della tragedia eschilea, ma solo per ritrovare nelle sue maglie e nei suoi interstizi le radici dell’occidente e delle sue meditazioni sul male e sulla fragilità del bene, sulla lingua che descrive questi concetti. Orestea è, infatti, per Anagoor la storia di un mondo in rivolta contro il dolore e la finitezza dell’essere umano, un teatro in grado di farsi pensiero per riscrivere, oggi, una nuova idea del sacro.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 20

Prezzi: da 11 euro a 30 euro

— Carmen che non vede l’ora

Teatro Biblioteca Quarticciolo, 4 e 5 ottobre

Carmen che non vede l’ora, prima ancora di tradursi sulla scena, è stato l’incontro con una biografia, con la storia di una donna incontrata durante un laboratorio teatrale. Quella biografia che è andata trasformandosi durante il lavoro, parlava anche di noi, del nostro paese e ci poneva domande sul senso del raccontare ancora storie che ci riguardano. L’urgenza di questa narrazione è diventata un viaggio artistico attraverso un caleidoscopio di formati e linguaggi, nel tentativo di ricostruire una vita.

Carmen è il viaggio di una donna qualunque alla ricerca della sua libertà, ma è anche il viaggio di un uomo alla ricerca della sua coscienza che risponde parlando, cantando e suonando, a quel gioco del teatro, che il femminile mette in moto, per ricucire, insieme al pubblico, ciò che la violenza ha fatto a pezzi. Carmen è una profonda e vertiginosa immersione dentro la storia del nostro paese dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni, ed è un viaggio alla ricerca di un corpo e del suo posto nel mondo, uno scontro con altri corpi, una lotta contro la violenza e la sopraffazione.

Indirizzo: via Ostuni 8

Orario: ore 21

Prezzi: intero 10,00 euro, ridotto 8,00 euro

— L’impresario delle Smirne

Teatro Vittoria, 27 settembre – 7 ottobre 2018

In prima assoluta, il 27 settembre apre la stagione del Teatro Vittoria, la nuova produzione di Attori&Tecnici. In scena otto giovani attori diretti da Stefano Messina, per interpretare il testo classico, l’impianto perfetto in cui Goldoni regala divertimento allo stato puro, insieme ad una vena poetica ed amara. L’impresario delle Smirne vuole essere in questa edizione un omaggio allo scalcinato mondo dell’avanspettacolo o meglio più in generale al mondo del teatro, con le sue luci e le sue ombre.

Saltimbanchi che “tentano la vita, che inventano il teatro” come ci raccontano le belle parole di Enzo Jannacci, in uno dei numerosi pezzi musicali, tutti cantati dal vivo, nello spettacolo. Soubrette e attori disperati e affamati, in cerca di una scrittura per sbarcare il lunario, impresari che esercitano il loro potere in cambio di favori sessuali, e la speranza con l’arrivo di un ricco mercante turco, che vuole fare una compagnia per Le Smirne, di ricchezza e successo. Le cose andranno diversamente ma l’illusione sarà ricompensata dalla consapevolezza che solo il teatro e il mestiere dell’attore possono dare quei brividi e l’emozione che assomigliano tanto alla felicità.

Indirizzo: Piazza S.Maria Liberatrice 10, Roma (Testaccio)

Orario: ore 21; domenica 30 sett. e 7 ott. ore 17.30; mercoledì 3 ottobre ore 17

Ingresso: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita) Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

— A Roma per Giulio

Mercoledì 3 ottobre al Teatro India

Una serata per festeggiare la memoria di Giulio Regeni, per leggere, parlare, raccontare, cantare, ma soprattutto per offrire uno spunto di riflessione su una vicenda oscura e drammatica.  Mercoledì 3 ottobre (ore 20.30) al Teatro India una grande manifestazione in ricordo di Giulio Regeni, lo studente italiano torturato e ucciso al Cairo nel febbraio 2016, il cui corpo vessato è divenuto il simbolo di coraggio, di libertà, ma anche delle profonde contraddizioni che gravano sul nostro tempo.

Diverse sono le personalità del mondo dell’arte e della cultura che hanno accolto l’invito promosso dal collettivo Giulio Siamo Noi, con la Famiglia Regeni, l’Avv. Alessandra Ballerini, Articolo Ventuno, a portare una testimonianza del proprio dolore e sdegno rispetto a quanto accaduto, ancora oggi senza giustizia: Valerio Mastandrea, Massimo Ghini, Simone Cristicchi, Maria Pia Calzone, Roy Paci, Filippo Nigro, Stefano Fresi, Antonello Fassari, Marco Bonini, Francesca Valtorta, Eugenia Costantini sono solo alcuni degli artisti che presteranno la voce a questa importante iniziativa.

Ingresso libero.

— Tiranno Edipo!

Teatro India, 27 settembre – 3 ottobre 2018

Lo spettacolo, ispirato all’Edipo re di Sofocle, è un viaggio visionario per quadri che rappresentano le origini della modernità diretto da Giorgio Barberio Corsetti, che così commenta: «Edipo deve portare a termine la sua indagine, sapere chi ha ucciso il Re. I personaggi sono tutti frutto di questo mondo interiore. Tanti Edipi che si moltiplicano e devono districarsi all’interno della sua anima per arrivare al fondo dell’indagine. Il racconto mitico di Edipo è nelle mappe immaginarie di tutte le esplorazioni dell’anima, di tutte le analisi della costituzione dell’Io in occidente. In scena tanti Edipi: giovani attori ne assumono le vesti, a turno ne recitano le parole e mettono in moto la macchina infernale. Cantano i cori a cappella, scivolano da un personaggio all’altro».

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 21; domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre ore 17; mercoledì 3 ottobre ore 19

Prezzi: intero 20,00; ridotto 18,00

— Un anno con tredici lune

Teatro Argentina, dal 26 al 28 settembre

Un anno con tredici lune ci conduce attraverso il viaggio di un corpo disabitato narrato da Rainer Werner Fassbinder, il quale come un Pasolini tedesco descrive la solitudine, le difficoltà e l’isolamento che da sempre accompagnano l’omosessualità maschile. Uno spettacolo che parla dell’attrazione che esercita su di noi il dolore e del desiderio di morte che ci seduce quando siamo in vita.

La toccante storia degli ultimi giorni dell’esistenza di un transessuale, un ragazzo di nome Erwin che un giorno è diventato Elvira, restituisce la ricerca di un’anima che trova la morte. Un anno con tredici lune è il mistero dolente di un’esistenza che pur di trovarsi si perde, e pur di sentire si ferisce e si lascia ferire. Tutto, in questa storia, è straordinario: dal passato di Elvira al suo presente, dagli uomini e le donne che la circondano, al suo corpo che non ricorda cosa sia il piacere. Un mistero lontano eppure vicino alla vita di ogni essere umano, proprio come la luna, ch

e da lontano, ma non troppo, ci osserva silenziosa, e può decidere senza chiedere il nostro consenso di agitare, o calmare per sempre, la materia di cui siamo fatti.

Indirizzo: Largo di Torre Argentina

Orario: mercoledì 26 settembre ore 20; giovedì 27 e venerdì 28 settembre ore 18

Ingresso: 22 euro

— Mani bucate

Teatro Biblioteca Quarticciolo, 29 e 30 settembre

Come si fa a parlare di San Francesco D’Assisi senza essere mostruosamente banali? Come farò a mettere in scena questo spettacolo senza che sembri una canzone di Jovanotti?

Se chiedo a un ateo anticlericale “dimmi un santo che ti piace” lui dirà: Francesco. Perché tutti conoscono San Francesco? Perché sono stati scritti decine di migliaia di testi su di lui? Perché è così irresistibile? E perché proprio lui? Non era l’unico a praticare il pauperismo. In quell’epoca era pieno di santi e movimenti eretici che avevano fatto la stessa scelta estrema, che aveva di speciale questo coatto di periferia piccolo borghese mezzo frikkettone che lascia tutto per diventare straccione?
Aveva di speciale che era un artista. Forse il più grande della storia. Le sue prediche erano capolavori folli e visionari. Erano performance di teatro contemporaneo. Giocava con gli elementi della natura, improvvisava in francese, citando a memoria brani delle chansone de geste, stravolgendone il senso, utilizzava il corpo, il nudo, perfino la propria malattia, il dolore fisico e il mutismo.

Il monologo, orchestrato con le laudi medievali e gli strumenti antichi di Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, si interroga sull’enorme potere persuasivo che genera su noi contemporanei la figura pop di Francesco, e percorre la vita del poverello di Assisi e il suo sforzo ossessivo di raccontare il mistero di Dio in ogni forma, fino al logoramento fisico che lo porterà alla morte, dalla predica ai porci fino alla composizione del cantico delle creature, il primo componimento lirico in volgare italiano della storia, Francesco canta la bellezza di frate sole dal buio della sua cella, cieco e devastato dalla malattia. Nessuno nella storia ha raccontato Dio con tanta geniale creatività

Indirizzo: via Ostuni 8

Orario: ore 21

Prezzi: intero 10,00 euro, ridotto 8,00 euro

— Saigon

Auditorium Parco della Musica, 29 e 30 settembre

Marie-Antoinette è una donna vietnamita arrivata in Francia nel 1954. Sull’insegna del suo ristorante ha scritto ‘SAIGON’. È il nome di ben 979 ristoranti nel paese ma anche quello della sua terra d’origine. Qui si viene per parlare vietnamita o per cantare canzoni che piangono amori perduti e dimenticati in patria. Nel ristorante ci sono fiori artificiali e luci al neon, l’altare per gli antenati e una raffigurazione della Vergine Maria appesa a un muro.

È in questo luogo che ci porta Caroline Guiela Nguyen, acclamata regista della scena francese insieme alla sua compagnia Les Hommes Approximatifs. 11 attori in scena (francesi, francesi di origine vietnamita e vietnamiti) incarnano le voci di uomini e donne segnati dalla storia e dalla geografia. Ogni incontro è utile a condividere paesaggi, volti, canzoni e lingue che non esistono più da nessuna parte se non nella loro memoria e nel luogo che hanno costruito per renderla viva.

Perché Saigon indaga con poesia e delicatezza l’identità post-coloniale, quando le proprie radici divengono un ricordo lontano incarnato in un ristorante etnico, sospeso tra la Francia di oggi e la Saigon degli anni ’50, e per sempre scollato dalla realtà.

Cosa c’è al centro di mondi differenti e, solo in apparenza, lontani? Per la trentatreesima edizione di Romaeuropa Festival al centro ci sono le storie, tutte le visioni e suoni dei suoi 300 artisti ospiti. Al centro c’è la danza, il teatro, l’arte visiva analogica e digitale, la performance e lo spettacolo dal vivo, come strumenti e mezzi in grado di mettere in comunicazione idee e realtà agli antipodi. Dal 19 settembre al 25 novembre quattro continenti convergono tutti al centro della città eterna, trasformando Roma nel cuore dello scambio tra mondi, tra diversità culturali e geografiche, che si amalgamano in una sola, grande narrazione, che noi chiamiamo Romaeuropa Festival 2018.

Indirizzo: viale Pietro de Coubertin 30

Orario: Sabato 29 ore 20; Domenica 30 ore 17

Ingresso: da 19 a 30 euro

— La Confessione

Off/Off Theatre, dal 23 al 28 settembre

Il primo spettacolo frutto di un incontro con un prete omosessuale dall’entrata in seminario al “mondo delle saune”, dalla “sospensione” alla celebrazione eucaristica, dalla prima masturbazione alla chiamata di Dio. Un calvario attraverso le scomuniche della gerarchia ecclesiastica e la comprensione dell’uomo e della sua carne. Un’occasione unica che parte da Roma, in prima mondiale in via Giulia, nel cuore di Roma la città ideale, tra umano e divino, sensualità e spiritualità.

Non è stato facile arrivare sino a questo punto. Sentire l’urgenza di portare un corpo in scena per vedere le sue piaghe. Per condividerne la contraddizione.

Ho cercato lo scrittore e giornalista Marco Politi per anni, volevo comprendere quello che Vincenzo Cerami scriveva sul nostro uomo: “È il viaggio di un’anima alta, messa a dura prova da un destino difficile. Chi parla è una persona speciale, vera e vivente. La sua voce è di un uomo disarmante e sincero fin quasi alla spudoratezza, ma ferma nel suo desiderio di assoluzione e di vita”.

Come? Cosa fare? Perché? Me lo chiedo ancora e per tutto questo non trovo una risposta. C’è amore c’è odio c’è insicurezza c’è distruzione c’è salvezza c’è conforto c’è silenzio. C’è tutto il mondo nell’anima del nostro sconosciuto. Ci fosse una via d’uscita non ci sarebbe la Vita non ci sarebbe il Teatro.

Indirizzo: via Giulia, 20

Orario: ore 21

Prezzi: intero 25 euro; ridotto 18 euro Over 65 e Under 26; 10 euro gruppi

— Jakob Von Gunten

Teatro India, 30 settembre – 2 ottobre 2018

Lo spettacolo è stato annullato.

Nel 1905 Robert Walser seguì suo fratello a Berlino e lì si iscrisse in un istituto per diventare domestico. In seguito il cameriere di un conte lo fece assumere presso un castello dell’Alta Slesia. Walser doveva spazzare i saloni, lucidare i cucchiai d’argento, battere i tappeti e servire in marsina col nome di Monsieur Robert. Da questa esperienza Walser trasse ispirazione per scrivere Jakob Von Gunten.

Lo spettacolo è la trasposizione in scena del romanzo-diario scritto nel 1909, ambientato all’interno dell’istituto Benjamenta, dove alcuni ragazzi “imparano a servire”. Un luogo simbolico di tortura e felicità, ambiguo e fantastico, in cui gli allievi, e tra questi Jakob Von Gunten, imparano l’educazione alla rovescia, l’obbedienza cieca fino alla dissociazione della personalità, al piacere di annullarsi.

Si susseguono attività svolte al limite tra sonno e sogno e anche gli insegnanti, davvero esistiti, vengono descritti, nelle pagine del diario, come “addormentati o morti o pietrificati”.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 20; martedì 2 ottobre ore 18

Prezzi: intero 20,00; ridotto 18,00

— theKITCHENtheory

Teatro Vascello, 21-22-23 settembre

Il primo luogo da raggiungere al mattino e l’ultimo da visitare prima di andare a dormire. Una zona di transito vivace o solitaria ma sempre e comunque piena di odori, ricordi, sensazioni, attese e infiniti stati sospesi. Dura tutta la vita questa relazione densa e profumata fatta di rumori fluidi e familiari, di spazi imparati a memoria e su ogni cosa, potenti come sovrane, regnano le parole.

La stanza delle parole: escono dalla bocca come dervisci rotanti, capaci di schivare, sfiorando dolcemente o conficcarsi come lame. Restano lì sospese per anni, quasi diventano un’eredità, aleggiano in ogni pertugio e sovente sono le memorie delle famiglie. La cucina è l’area prescelta per affondare i denti e i sensi in preziosi nutrimenti ma soprattutto è lo spazio dove si parla. Parole. Parole.

Un fiume in piena, ognuna diversa dall’altra, lunghe ed elastiche come alghe o rigide e appuntite, si impossessano della bocca per urlare l’incomprensione o la denuncia della solitudine o parlare dell’amore. Numerose come chicchi di riso, necessarie tutte per dire in mille modi la stessa cosa e troppo poche per riuscirci.

Al linguaggio tecnico dei danzatori, pulito ed estremamente virtuoso, si affianca una forza interpretativa e scenica, umana, comunicativa ed emozionante.

Indirizzo: Teatro Vascello, via Giacinto Carini 78

Orario: ore 21

Ingresso: intero 15 euro – ridotto over 65 e studenti 12 euro

Little Something

Teatro Vascello, 17-18 settembre

Il testo di François Garagnon, in una lingua metaforica e personale, racconta il viaggio della costruzione di sé, contrapponendo la filosofia dell’essere alla filosofia dell’avere: l’obiettivo dell’esistenza è divenire, essere un Grande Amore Senza Fine, anche se in partenza siamo una piccola cosa, un Little Something appunto.

Nel raccontare questo viaggio da piccolo a grande, Garagnon inventa una serie di personaggi tanto allegorici quanto vividi: l’Avventuriero del Banco di tutto il Possibile,

Il Riparatore del Tempo Perso, il Giardiniere d’Amore, la Sorgente Pura, il Soffio d’Invisibile che non solo restituiscono immagini che si aprono a interpretazioni spirituali della vita al di là dei confini della singola religione, divenendo figure universali.

Il testo è un flusso ritmico e armonico che articola un percorso individuale dal desiderio di bellezza alla realizzazione piena dell’esistenza.

La costruzione scenica si articola in una ricerca interdisciplinare tra teatro e danza traducendo i temi del testo in espressività coreografica e in una lingua poetica composta di parole e immagini capace di dialogare con l’intimità degli spettatori.

“La natura profonda del racconto ha suscitato il mio interesse artistico sia per la corrispondenza al mio linguaggio scenico, dedito alla costruzione di un contatto empatico con gli spettatori e ad una trasversalità estetica che consente diversi livelli di lettura, sia per l’intento di dare vita ad uno spettacolo libero da mode e tendenze del contemporaneo che possa comunicare agli spettatori la luminosità dell’esistenza attraverso la creazione artistica.”

Indirizzo: Teatro Vascello, via Giacinto Carini 78

Orario: ore 21

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