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Jesus Christ Superstar e Miss Marple: teatro a Roma a dicembre

Lucilla ChiodiLucilla Chiodi 1 giorno fa
teatro a roma

Lo #spiegoneteatri di Roma Weekend vi segnala il meglio della programmazione teatrale a Roma: nel corso della stagione saranno molti gli spettacoli da non perdere

– Miss Marple, Giochi di Prestigio

Teatro Ambra Jovinelli, dal 12 al 23 dicembre

Miss Marple – la più famosa detective di Agatha Christie – sale per la prima volta su un palcoscenico in Italia. E lo fa con la simpatia di Maria Amelia Monti, che dà vita a un personaggio contagioso, in un’interpretazione che creerà dipendenza.

Con lei due attori di originale talento come Roberto Citran e Sabrina Scuccimarra, e un gruppo di giovani dalla strabordante energia scenica (Stefano Guerrieri, Sebastiano Bottari, Marco Celli, Giulia De Luca,  Laura Serena)

Siamo alla fine degli anni ‘40, in una casa vittoriana della campagna inglese. Miss Marple è andata a trovare la sua vecchia amica Caroline, una filantropa che vive lì col terzo marito, Lewis, e vari figli e figliastri dei matrimoni precedenti. Di questa famiglia allargata fa parte anche uno strano giovane, Edgard, che aiuta Lewis a dirigere le attività filantropiche.

Il gruppo è attraversato da malumori e odi sotterranei, di cui Miss Marple si accorge ben presto. Durante un tranquillo dopocena, improvvisamente Edgard perde i nervi: pistola in pugno minaccia Lewis e lo costringe a entrare nel suo studio. Il delitto avviene sotto gli occhi terrorizzati di tutti. Ma le cose non sono come sembrano. Toccherà a Miss Marple, in attesa dell’arrivo della polizia, capire che ciò che è successo non è quello che tutti credono di aver visto.

Il pubblico è stato distratto da qualcosa che ha permesso all’assassino di agire indisturbato. Come a teatro. Come in un Gioco di Prestigio.

Adattando il romanzo, Edoardo Erba riesce a creare una commedia contemporanea, che la regia di Pierpaolo Sepe valorizza con originalità, senza intaccare l’inconfondibile spirito di Agatha Christie.

Indirizzo: via Guglielmo Pepe 45

Orario: Dal martedì al sabato ore 21- domenica ore 17 – sabato 15 dicembre doppia replica ore 16:30 e ore 21

Ingresso: da 18 a 36 euro

-S.E.X., Sigma, Epsilon and X.

Off/Off Theatre, dal 11 al 16 dicembre

Da martedì 11 a domenica 16 dicembre all’OFF/OFF Theatre è la volta di S.E.X., Sigma, Epsilon and X., lo spettacolo scritto e diretto da Salvo Valentino, in scena con il giovane Pietro Cucuzza. I personaggi raccontano di corpi in vendita e incontri sessuali che dalla rete prendono forma sempre più spesso nella vita reale. Un thriller teatrale dalle sfumature arcobaleno, poiché al centro della piéce c’è l’omicidio di un certo Leandro Dresner, trovato ucciso con 23 coltellate e attorno cui ruota tutta la rappresentazione scritta da Salvo Valentino.

Sigma (Pietro Cucuzza) vende il suo corpo a uomini e donne, senza differenza alcuna. Epsilon (Salvo Valentino) è un ispettore di polizia in incognito, chiamato ad investigare sul misterioso caso Dresner. I protagonisti, in una scena grigia ed essenziale, si avvicendano in sette serrate sequenze, in quella che viene chiamata “scatola dei desideri”, in cui si svolgono gli appuntamenti con il destino. Ma su di loro incombe l’inquietante presenza di X.

“Sigma Epsilon and X è un’opera che nasce dopo mesi di lavoro e riflessioni – spiega l’autore Salvo Valentino – sull’onda di una necessità emotiva, di un’urgenza di comunicazione, sul bisogno di crescita professionale ma anche umana. In una indagine poliziesca è nascosta, come in una scatola cinese, in un continuo rimando di verità e finzioni, la ricerca psicologica di due uomini così lontani caratterialmente e anche anagraficamente, ma paradossalmente tanto vicini da cambiare per sempre le loro vite”.

Indirizzo: via Giulia, 20

Orario: dal martedì al sabato ore 21;Domenica ore 17

Prezzi: intero 25,00; ridotto 18,00 Over 65 e Under 26; 10,00 per gruppi

– Pitecus

Planet Roma, 12 dicembre

Mercoledì 12 dicembre alle ore 21, al Planet Roma, sarà in scena lo spettacolo “Pitecus” di Antonio Rezza e Flavia Mastrella – Leoni d’oro alla Carriera alla Biennale di Venezia 2018. “Pitecus” è una delle opere più acclamate del duo “rezzamastrella” che sin dal 1987 porta in scenacon ironia e satira il rapporto tra l’uomo e le sue perversioni attraverso le storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato.

Sul palco, l’interpretazione di Antonio Rezza crea stracci di realtà che si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie che rendono comici ed aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio.

I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell’anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, quasi fumettistiche.

Indirizzo: via del Commercio 26

Orario: ore 21

Ingresso: da 10 a 12 euro

– Jesus Christ Superstar

Teatro Sistina, dal 6 al 12 dicembre

Il Musical superpremiato di Massimo Romeo Piparo, nella versione originale di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, torna sul  palco del Sistina. Protagonista dell’opera rock più amata di tutti i tempi, è ancora Ted Neeley, storico interprete del celebre successo cinematografico del 1973, che ha dato una impronta mitica e indelebile al ruolo di Gesù.

Accanto al mitico attore americano, un cast rinnovato e un imponente ensemble tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

Indirizzo: via Sistina 129

Orario: dal giovedì al sabato ore 21; domenica 17

Ingresso: da € 27,50 a € 44,00

– Serata Omicidio

Teatro Petrolini, dal 13 al 16 dicembre

Dal 13 al 16 dicembre il Teatro Petrolini di Roma ospiterà lo spettacolo Serata Omicidio, scritto da Giuseppe Sorgi, che vede protagonisti Ornella Principato, Daniela Bianchi, Roberto Pesaresi, Alessia Piconi, Loredana Francolino e Felice Sandro Leo, che ne cura la anche la regia.

Su un sito web compare una misteriosa inserzione: giorno, ora e luogo in cui avverrà un delitto. E se quell’indirizzo fosse quello di casa vostra? Potrebbe trattarsi di uno scherzo?! Se giungessero degli ospiti inattesi diverrebbe un gioco mortalmente comico.

Sei personaggi bizzarri e insoliti, ognuno di essi è spinto ad agire da motivazioni diverse.

Perché l’omicida ha annunciato il delitto? Qual è il suo movente? Quali gli indizi? Ma soprattutto, come mettere al loro posto tutti i tasselli di questo intricato puzzle per giungere alla verità?

Un giallo a tutti gli effetti, che però assume i toni di una divertente commedia, dove le risposte giungeranno grazie alla comicità indomabile dei protagonisti.

Indirizzo: via Rubattino 5

Orario: dal giovedì al sabato ore 21; domenica ore 18

Ingresso: biglietto intero € 15.00 Ridotto € 12.00 Tessera Teatro € 2.00

– Strike

Cometa Off, dal 18 al 23 dicembre

Sarà in scena alla Cometa Off dal 18 al 23 dicembre 2018, lo spettacolo STRIKE scritto e interpretato da Gabriele Berti, Giovanni Nasta, Diego Tricarico, per la regia di Gianni Corsi, con la supervisione artistica di Massimiliano Bruno. Lo spettacolo è una produzione Associazione culturale Garrincha.

Una commedia divertente ambientata nel mesto cortile di un SERT, la struttura sanitaria dove, secondo la legge vigente, vengono accolte tutte le persone con problemi di dipendenze, senza distinzioni. Dante, un goffo studente, deve passare l’estate lì per terminare il suo tirocinio da psicologo e potersi finalmente laureare, mentre Pietro, anche lui studente ma molto più svogliato, è obbligato a frequentare quel magico posto perché, per una sciocchezza, deve sottoporsi a regolari controlli.

Lo squallido e sempre vuoto cortile diventa il loro ritrovo abituale, tra un caffè ed una sigaretta nasce un’intesa che rende più leggere le giornate che altrimenti sembrerebbero non passare mai. Un giorno incontrano Tiziano, molto diverso da loro, un ragazzo di strada che è lì per intraprendere un serio percorso di riabilitazione. Dopo i primi timorosi sguardi i tre imparano a conoscersi, e con il tempo il loro appuntamento diventa il più atteso della settimana.

Tra una imbarazzante confessione e un consiglio fraterno, i tre affrontano rocambolesche avventure che li legano sempre di più. Fino al momento in cui la loro diversità torna a metterli duramente alla prova, e porta lo spettatore in un viaggio ironico ed emozionante, alla scoperta di quel meraviglioso sentimento umano capace di rendere scintillante anche il più grigio dei cortili: l’amicizia.

Indirizzo: Via Luca della Robbia 47

Orario: dal martedì al sabato ore 21 – Domenica ore 21

Ingresso: 10 euro

– Prima donne: concerti lirici al Palladium

Teatro Palladium, dal 10 dicembre al 25 marzo

Dopo il successo dello scorso anno torna dal 10 dicembre al 25 marzo la rassegna di concerti lirici “Prime donne”, realizzata dalla Fondazione Roma Tre Teatro Palladium in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma.

Quattro appuntamenti con la grande lirica che vedranno alternarsi ogni mese soprani d’eccezione, impegnate nella stagione del Teatro Costanzi.

  • Svetlana Kasyan il 10 dicembre
  • Claudia Pavone il 21 gennaio
  • Valentina Varriale l’11 febbraio
  • Mariangela Sicilia il 25 marzo.

Indirizzo: piazza Bartolomeo Romano, 8

Orario: ore 20.30

Prezzi: vedere il sito ufficiale

— Copenaghen

Teatro Argentina, dal 4 al 16 dicembre 

Ritorna per il secondo anno sul palcoscenico del Teatro Argentina Copenaghen, spettacolo pluripremiato di Michael Frayn. A interpretarlo lo stesso cast d’eccezione del debutto del 1999, composto da Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, diretti da Mauro Avogadro.

Un thriller politico a tre voci, che indaga l’incontro avvenuto nel 1941 nella Danimarca occupata dai nazisti fra i fisici, il danese Niels Bohr (fondamentali i suoi studi per la struttura atomica e la meccanica quantistica e Premio Nobel nel 1922), e il tedesco Werner Karl Heisenberger (padre del principio dell’indeterminazione e Premio Nobel nel 1932), al cospetto della moglie del primo, Margrethe. In un luogo che ricorda un’aula di fisica, immersi in un’atmosfera quasi irreale, i protagonisti parlano di cose successe in quel lontano passato, quando tutti e tre erano ancora vivi, e improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr.

Il soggetto di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate tesi: questo è il fulcro intorno al quale ruota la pièce.

La struttura con cui vengono enunciate le diverse ipotesi richiama metaforicamente i Principi di Indeterminazione e di Complementarietà della teoria della relatività di Einstein. “Non è possibile una sola verità o una sintesi efficace delle diverse verità, perché una verità è semplicemente un punto di vista, il punto di vista di chi l’ha enunciata. Tutto è umano, niente è assoluto”.

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: ore 21; domenica ore 18

Ingresso: da 12 a 40 euro

Spettacoli non più in corso

– Trilogia Danco

Teatro Argentina, dal 27 novembre al 9 dicembre

dEVERSIVO _ dal 27 novembre al 2 dicembre

NESSUNO CI GUARDA / DONNA N°4 _ dal­ 4 al 9 dicembre

Dal 27 novembre al 9 dicembre il Teatro di Roma dedica il palcoscenico del Teatro India alla TRILOGIA DANCO, che ripercorre tre dei lavori che maggiormente hanno segnato la carriera e il percorso artistico degli ultimi venti anni di Eleonora Danco, artista singolare, irregolare e originale della scena teatrale contemporanea.

La trilogia raccoglie tre fra i suoi più significativi atti unici: dEVERSIVO (2017), NESSUNO CI GUARDA (2000) e DONNA N°4 (2011), tutte produzioni di successo del Teatro di Roma che ha negli anni sostenuto la creatività di questa artista dalla sorprendente e fluviale autorialità.

Gli spettacoli sono scanditi dalle intense musiche scelte da Marco Tecce, che compongono una colonna sonora scenografica tra spazio e parola.

Tre figure femminili in conflitto. Tre corpi in lotta. Un linguaggio fisico e visionario. Questi gli ingredienti del trittico con cui Eleonora Danco calca il palcoscenico in due tranches: dal 27 novembre al 2 dicembre con dEVERSIVO, produzione del Teatro di Roma e record d’incasso al Teatro India nell’ottobre 2017. Ispirato all’opera di Robert Rauschenberg, lo spettacolo si impernia sulle tre vite di un unico personaggio: una performer combattiva, una scrittrice in crisi, una regista che non riesce a concludere nulla. La lotta per la conquista del palcoscenico, in conflitto con la vita intima creativa. Lo spettatore viene trascinato in un mondo ipnotico dove l’intero palco del Teatro India si trasforma in un tappetto volante che sorvola una Roma immobile nel tempo. Un alternarsi di bellezza e rifiuto.

«Quando scrivo da sempre il mio riferimento è un pittore. Un artista. Parto dall’immagine. L’impatto. – dichiara Eleonora Danco – Di Rauschenberg avevo visto i lavori solo in fotografia, poi 3 anni fa a New York mi trovo davanti una sua opera. Strati di memoria, un gioco di prospettive un assembla-mento di frammenti, scarti. Qualcosa di assolutamente libero, potente, divertente. Era lui l’artista necessario per dEVERSIVO, un testo con tanti strati di materia. Rimanere in superficie. Abolire i contenuti, i significati. Seguire una specie di alterazione sensitiva, visiva. Continua. Per realizzare la regia ho seguito quello che mi provocava e trasmetteva la sua opera. È stata una vera lotta ma anche il ritrovare una fecondità che credevo dispersa. Una luce nuova nel seguire le cose».

Dal al 9 dicembre completa la trilogia l’accoppiata dei due atti unici. NESSUNO CI GUARDA, ispirato alla pittura di Jackson Pollock, il suo secondo spettacolo scritto nel 2000. Qui ad essere al centro sono i condizionamenti ricevuti nell’infanzia in relazione alla vita adulta. La protagonista sogna di essere bambina, vuole fare il bagno sulla spiaggia ma la madre le impone di aspettare le 11, pena la morte. Non riesce più a uscire di casa, rimane sospesa tra la vita adulta e la vita del ricordo, l’infanzia: diventa suo padre, sua madre, lei bambina, lei adolescente. Un cortocircuito continuo tra memoria e realtà. Uno slancio verso la vita e l’impulso a distruggerla. Un testo che si scaglia contro le imposizioni ricevute nell’infanzia. Si tratta dello spettacolo che ha poi ispirato N-CAPACE, primo film di Eleonora Danco e vincitore di 2 menzioni speciali al Film Festival di Torino. «La prima volta che ho visto un’opera di Pollock ho avuto una scossa. Era cervello sbattuto contro una parete. Un impatto tanto intimo quanto ossessivo. Violento, ipnotico. – così si esprime la regista e attrice – Ho scritto NESSUNO CI GUARDA con i libri delle sue opere davanti agli occhi, per mesi. Per ogni personaggio seguivo un suo colore. Un’apparente casualità in un percorso matematico ossessivo. Niente si doveva fermare. Ho usato il corpo come fosse l’inconscio del personaggio per dare vita alle immagini del testo. Il palco era una tela, il percorso spazio-tempo di un essere umano».

Segue DONNA N°4, scritto nel 2011 per la Triennale di Milano, lo spettacolo è ispirato all’opera di Francis Bacon ed esplora il rapporto fra il cibo e l’essere umano. La guerra al cibo, alla società, a se stessi. Donna N°4 vive nella penombra contorcendosi su una poltrona, il flusso d’immagini di un personaggio ossessivo, che attraverso il cibo vuole cancellare la memoria dal suo corpo. Annientare i ricordi. Il cibo diventa motivo di scontro con l’esterno, con la realtà urbana: nelle librerie, nei musei, sotto la metro, ovunque si può mngiare, sempre. Esemplare il suo grido accorato: «E’ molto chiaro che qui si muore ma non di fame!». «Come trattare la relazione tra cibo ed essere umano? – questa la domanda da cui è partita Eleonora Danco – Un soggetto femminile che poteva essere anche maschile, in Bacon ho trovato l’impatto necessario per trattare il mondo interiore inconscio di DONNA N°4. Gli spazi, le stanze, il rosa di Bacon, il viola di alcune sue opere. Lavorare sul corpo scenico. Bacon tratta l’immagine senza riguardo esistenziale. Quasi non ci fosse la possibilità di avere legami. La stessa lotta, la stessa deformità interiore di DONNA N°4. Un movimento continuo ai margini del cervello».

Temi universali: il lavoro, l’infanzia, il cibo. Attraverso personaggi vitali quanto sgretolati, incompleti, inconsapevoli di essere qualcosa. Una scrittura ricca di humor e di provocazione.

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: ore 21; domenica ore 18

Ingresso: da 12 a 40 euro

– Appuntamenti al Teatro Palladium

dal 3 al 9 dicembre 

Lunedì 3 dicembre va in scena lo spettacolo-lettura “Giustizia e Mito”, dal libro di Luciano Violante e Marta Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale, uscito recentemente per il Mulino (ore 21; evento gratuito). Un dialogo che intreccia diritto e teatro, con i suoi più illustri protagonisti: sul palco oltre a Violante e Cartabia in dialogo con Antonio Audino, il più volte premio UBU Roberto Latini e Manuela Mandracchia. Interpreteranno passi dell’Antigone, dell’Edipo Re tragedie immortali che continuano a parlare alla nostra società e alla nostra cultura con parole antiche capaci di sollevare conflitti straordinariamente attuali. Cos’è, e cosa può essere, oggi, la Legge? Cosa il Diritto? Cosa l’Etica? Cosa il dolore? Cosa la sofferenza? Cosa la Colpa? La sonorizzazione live è affidata a Gianluca Misiti, compositore elettronico di riferimento di Roberto Latini.

Martedì 4 dicembre lo sguardo al femminile sarà il leitmotiv del nuovo appuntamento di “Incontri col cinema” a cura di Vito Zagarrio (ingresso gratuito): dalle 20,30 saranno proiettati i cortometraggi più significati delle registe Mariarosy Calleri e Patrizia Fregonese, e a seguire la tavola rotonda “Female Gaze. Donne e cinema” a cui parteciperanno le due registe insieme a Tiziana Bagatella, Livia Lupattelli, Fiorenza Scandurra (Libera Università del Cinema), Veronica Pravadelli (Università Roma Tre), Ilaria De Pascalis (Università Roma Tre), Vasiliki Kynourgiopoulou (Associate Dean of Academic Affairs, John Felice Rome Center – Loyola University Chicago), modera Vito Zagarrio.

Per il ciclo “Laboratori in scena” mercoledì 5 dicembre spazio alla prosa con La viaggiatrice con le ali di e con Isabel Russimova. Un omaggio a Olympe de Gouges, eroina della Rivoluzione Francese e autrice della carta della donna e della cittadina, critica con la politica di Robespierre, e condannata alla ghigliottina “perché aveva osato pensare come un uomo”.

Nuovo appuntamento della XII edizione di “In Altre Parole“, rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea curata da Simone Trecca e Pino Tierno, giovedì 6 dicembre alle 20,30 con “J’attendrai” del drammaturgo spagnolo José Ramón Fernández. Uno spettacolo che si fa al tempo stesso memoria di alcuni episodi meno noti della Guerra civile spagnola e della II Guerra mondiale e metafora dei destini di migliaia di persone, vittime di guerre e totalitarismi, che vagano senza trovare rifugio. J’attendrai è la storia di un uomo anziano che in un piccolo albergo trova ad aspettarlo il fantasma di un amico morto nel campo di concentramento di Mauthausen settant’anni prima: riaffiorano quindi i ricordi e la necessità della memoria, e al tempo stesso l’impossibilità di condividere quell’esperienza con chi l’ha vissuta.

Sempre nell’ambito di “In Altre Parole”, l’autrice de Las Meninas (o dov’è il quadro) di Ernesto Caballero è in scena venerdì 7 dicembre alle 20. Lo spettacolo è ambientato in un futuro non molto remoto, in cui la crisi finanziaria europea obbliga lo stato spagnolo a disfarsi del proprio patrimonio artistico. Di fronte all’eventuale vendita de Las meninas, una nota suora copista riceve l’incarico di realizzare un duplicato dell’originale di Velázquez. La religiosa inizia così a essere intrappolata in un intreccio di interessi di vario genere, mentre allo stesso tempo subisce un rapido cambio di personalità, trasformandosi da umile artigiana in famosa artista e star mediatica.

Sabato 8 e domenica 9 dicembre si conclude la ventesima edizione di FLAUTISSIMO, il festival con la direzione artistica di Stefano Cioffi, organizzato dall’Accademia Italiana del Flauto. Due giorni dedicati interamente alla musica classica con masterclass, incontri e concerti con alcuni tra i più grandi flautisti al mondo e una sezione espositiva che comprende le migliori pubblicazioni dell’editoria musicale e i più apprezzati costruttori di flauti del mondo con i loro strumenti.

Prezzi e orari:

Lunedì 3 dicembre – ore 21- Giustizia e Mito (recital teatrale) – gratuito

Martedì 4 – ore 20.30 – Incontri col cinema – gratuito

Mercoledì 5 – ore 20.30 – La viaggiatrice con le ali (teatro) – gratuito

Giovedì 6 – ore 20 In altre parole (teatro) – gratuito – J’attendrai di José Ramón Fernández

Venerdì 7 – ore 20 – In altre parole (teatro) – gratuito – L’autrice de “Las Meninas”

Sabato 8 – Festival FlautissimoAdagio ma non troppo Ciclo di concerti da camera – dalle 16.30 – Biglietti: 18/8 euro

Domenica 9 – Festival FlautissimoAdagio ma non troppo Ciclo di concerti da camera – dalle 15,30 – Biglietti: 18/8 euro

– Growth

Teatro Belli, dal 5 al 9 dicembre

Le grandi tematiche espresse nel tempo dai classici possono essere riviste e riscritte dagli autori contemporanei senza sminuire la loro forza archetipica: le grandi storie d’amore, di vendetta, di crescita possono cambiare nel tempo la loro forma, ma non mutare i contenuti sostanziali.

IL TESTO

Giovane, non ancora trent’anni, e già acclamato da critica e pubblico Luke Norris con il suo ultimo testo Growth (crescita) vince il prestigioso Fringe First Award al Fringe Festival di Edimburgo del 2016.

20 anni e qualcosa Tobes è ancora un ragazzo: la madre paga il suo conto telefonico, non si sforza di cercare un lavoro perché non pensa di mantenersi, la sua ragazza lo lascia, la figlia del padrone di casa si avvicina per avvisarlo che se non paga l’affitto deve lasciare l’appartamento, ignora i problemi, sperando che si risolvano da soli; e da due anni sta ignorando un problema particolare: un grumo al testicolo sinistro; ora deve affrontare la possibilità che possa avere o non avere un cancro.

Osserviamo le insidie del suo rapporto fallito, il sentimento di inadeguatezza, la mancanza di lavoro e la paura della malattia invasiva che non andrà via. C’è tanta commedia nel testo di Luke Norris ma, come suggerisce il titolo, parla di un giovane immaturo che affronta il fatto che è tempo di crescere e di come la vita e la forza di crescere insistano per farci prendere decisioni e assumerci delle responsabilità. In questo teatro privo di particolari scenografie con un dialogo ritmato e veloce (che richiama alla mente lo stile minimalista di Mike Bartlett), il cast di tre attori, dove solo il ruolo di Tobes è il centro immutabile del racconto, gli altri due interpreti scambiano agevolmente ruoli e posizioni, senza cambi di costume creano una processione di personaggi maschili e femminili che il protagonista incontra durante il suo viaggio fra tragedia e possibile riscatto: l’amico a cui chiede disperatamente di ispezionare i suoi genitali, la dottoressa che trova distrattamente attraente, l’irriverente infermiere della banca del seme, il consulente a cui chiede di dirgli qualcosa di bello… Questa commedia di Luke Norris consolida la carriera di un significativo talento della scrittura che sviluppa semplicemente un argomento così difficile.

Indirizzo: Teatro Belli, Piazza Sant’Apollonia 11

Orario: ore 21

Ingresso: 10 euro

– Le sorelle Materassi

Teatro Quirino, dal 4 al 9 dicembre

Dopo lo straordinario successo riscosso nella stagione appena terminata, torna a grande richiesta, per una sola settimana, Sorelle Materassi, con Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati, dal romanzo di Aldo Palazzeschi, adattamento teatrale di Ugo Chiti per la regia di Geppy Gleijeses. Sorelle Materassi è il capolavoro di Aldo Palazzeschi.

Gli adattamenti del romanzo hanno sempre goduto di straordinario successo, al cinema come in televisione ed in teatro. In questo caso ci avvaliamo dell’adattamento originale scritto per l’occasione da Ugo Chiti, uno dei più importanti drammaturghi italiani, dell’interpretazione di tre splendide attrici e beniamine del pubblico come Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati e della regia di Geppy Gleijeses, reduce dai successi di A Santa Lucia di Raffaele Viviani, L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde e Miseria e Nobiltà di Eduardo Scarpetta.

Ambientato nei primi anni del XX secolo nel sobborgo di Firenze Coverciano, narra la vicenda di quattro donne che vivono una vita tranquilla e isolata. Tre di esse (Teresa, Carolina e Giselda), sono sorelle: le prime due sono nubili, la terza è stata da loro accolta essendo stata respinta dal marito. Teresa e Carolina sono abilissime sarte e ricamatrici e vivono cucendo corredi da sposa e biancheria di lusso per la benestante borghesia fiorentina. Giselda, delusa dalla vita, tende all’isolamento e si lascia tormentare da un rabbioso risentimento. Una dose di popolaresco ottimismo e di serena saggezza è introdotta nella vita familiare dalla fedele domestica Niobe che tranquillamente invecchia insieme alle padrone.

Tutto sembra scorrere su tranquilli binari quando nella casa giunge Remo, il giovane figlio di una quarta sorella morta ad Ancona. Bello, pieno di vita, spiritoso, il giovane attira subito le attenzioni e le cure delle donne i cui sentimenti parevano addormentati in un susseguirsi di scadenze sempre uguali. Istintivamente Remo si rende conto di essere l’oggetto di una predilezione venata di inconsapevole sensualità e approfitta della situazione ottenendo immediata soddisfazione a tutti i suoi desideri e a tutti i suoi capricci. Il sereno benessere della vita familiare comincia ad incrinarsi: Remo spende più di quanto le zie guadagnino con il loro lavoro e le sue pretese non hanno mai fine. Giselda è l’unica a rendersi conto della situazione ma i suoi avvertimenti rimangono inascoltati. A poco a poco Teresa e Carolina spendono tutti i loro risparmi per soddisfare le crescenti esigenze del nipote, poi iniziano a indebitarsi e infine sono costrette a mettere in vendita la casa e i terreni che avevano ereditato dal padre.

Indirizzo: via delle Vergini 7

Orario: da martedì a sabato ore 21; domenica ore 17; giovedì 6 dicembre ore 17; sabato 8 dicembre ore 17 e ore 21

Prezzi: da 12 a 30 euro

– Il caso Braibanti

Teatro Torlonia, dal 30 al 2 dicembre

Il caso Braibanti rievoca uno dei più clamorosi scandali giudiziari della storia italiana del Novecento, il processo ad Aldo Braibanti (1922-2014), ex-partigia

no torturato dai nazifascisti, artista, filosofo e naturalista. Lo spettacolo è nato  nell’ambito della XVIII edizione del Garofano Verde, rassegna ideata e diretta da Rodolfo Di Giammarco.  

Nel giugno 1968, mentre nel mondo infiammava la Contestazione, e giovani e intellettuali chiedevano più libertà e più diritti, in Italia si apriva il processo-farsa a Braibanti  “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello.

In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia autoritaria e bigotta, una volta raggiunta la maggiore età aveva deciso di seguire le proprie inclinazioni ed era andato a vivere a Roma con Braibanti. Non accettando l’omosessualità del figlio, il padre affidò Giovanni agli psichiatri con la speranza di guarirlo dalla “seduzione” che avrebbe subito, e denunciò Braibanti con l’accusa di plagio, un reato considerato già allora “un rudere giuridico”.

Molti intellettuali denunciarono lo scandalo di un processo montato ad arte dalla destra più reazionaria del Paese in combutta con esponenti del clero e della “psichiatria di regime”. In favore di Braibanti intervennero Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Umberto Eco, Marco Pannella, Cesare Musatti, Dacia Maraini. Tutti i loro appelli caddero nel vuoto. Su un testo che Massimiliano Palmese ha costruito su documenti d’archivio, lettere e testimonianze, che ripercorrono tutte le fasi del processo, Giuseppe Marini ha costruito “un oratorio civile” scandito da incursioni di un sax live. Nei panni dei due protagonisti, Fabio Bussotti  e Mauro Conte, che sempre in scena con il musicista Mauro Verronerecitano anche la parte degli avvocati, dei preti, dei genitori, caratterizzandoli nelle rispettive inflessioni dialettali. Ne fuoriesce uno spaccato di Italia provinciale, clericale e omofoba.

Indirizzo: via Lazzaro Spallanzani

Orario: ore 20; domenica ore 17

Ingresso: ridotto 8 euro; intero 12 euro

– Works of Worship: 4 atti di adorazione – I Atto

Carrozzerie N.o.t, dal 29 novembre al 1 dicembre

Dopo il grande successo della Trilogia Werner Schwab, presentata al Romaeuropa Festival 2017, Dante Antonelli si addentra nell’opera omnia del giapponese Yukio Mishima, concependo l’ambizioso progetto di una quadrilogia che attraversi l’intera produzione narrativa dello scrittore.

Quattro atti di Adorazione, quattro spettacoli indipendenti e interconnessi che nella loro integralità costituiranno una scrittura originale dedicata alla vita e alle opere di Yukio Mishima, in particolare l’ultimo ciclo di racconti di Mishima, Il mare della fertilità.

Performer del debutto sono Claudio Larena, Giovanni Onorato, Arianna Pozzoli e Pietro Turano, che si esibiranno sulle musiche originali live di Mario Russo. La musica è di Pierluigi Orlando, le luci di Francesco Tasselli, i costumi di Valentina Beotti e il training e i movimenti di Antonio Ricci

Sinossi: come i fiori della foresta immaginata da Mishima, questi quattro giovani sbocciano sul prato con tutte le loro contraddizioni manifeste, con la rabbia e la volontà di potenza di chi si sta per prendere il mondo. Ragazzi che vogliono scagliarsi contro il mondo, con passione ma anche con violenza, rivelano sé stessi in un racconto dal ritmo incalzante, battuto costantemente da tamburi e percussioni.

Indirizzo: via P. Castaldi 28/a

Orari: 21

Ingresso: posti limitati, prenotazioni a carrozzerienot@gmail.com – 3471891714

— Il Giorno del mio compleanno

Teatro Eliseo, dal 15 novembre al 2 dicembre

Vincitore del Premio Bruntwood 2013 per Playwriting, l’opera prima del ventottenne Luke Norris So Here We Are (in italiano si è scelto di tradurlo non letteralmente in Il giorno del mio compleanno) è un racconto su ciò che può accadere quando non succede niente, uno sguardo compassionevole sulle giovani vite interrotte e un toccante ritratto di amicizie infantili che faticano ad accettare la loro vita adulta.

Frankie, l’ultimo membro di una giovane squadra di “calcio a 5”, è morto. Dopo i suoi funerali gli amici di sempre, si radunano su un muraglione vicino ad un luna park abbandonato, lamentando la morte del loro comune amico.

Il dialogo di Luke Norris è esilarante ma non così spiritoso da sembrare artificiale. È autenticamente banale, come se avesse registrato le conversazioni sugli autobus o nei pub o, data l’immaturità dei personaggi, nei campi da calcio; questo approccio naturale e realistico è la vera forza del testo.

Le rivelazioni e gli snodi della vicenda narrata non avvengono mai in un modo sorprendente, ma come naturali evoluzioni drammaturgiche. Tutto questo porta al finale, interpretato senza dialogo, in cui la natura di quella che sembrava essere una semplice bugia viene portata allo status di un enorme tradimento.

Norris racconta la storia con una tale sensibilità e compassione da costringere lo spettatore a guardare la vita di queste persone che potrebbero essere facilmente trascurate. Un cast di sei giovani attori interpretano altrettanti personaggi sull’orlo del baratro per il resto della loro vita. Un testo divertente sul dolore, sui legami di amicizia, sul coraggio di andare avanti e sulla paura di crescere.

Indirizzo: via Nazionale 183

Orario: da martedì a sabato ore 20; domenica ore 17; prima replica giovedì 15 novembre ore 20

Ingresso: 20 euro

—The Deep Blue Sea

 Teatro Argentina, 20 novembre – 2 dicembre 2018

The Deep Blue Sea è una straordinaria storia d’amore e di passione; una riflessione su cosa un uomo o una donna sono capaci di fare per inseguire l’oggetto del loro amore.

È una pièce sulle infatuazioni e gli innamoramenti che sconvolgono mente e cuore; l’amore folle che tutto travolge, a cominciare dal più elementare rispetto di se stessi. Cosa siamo capaci di fare per inseguire l’oggetto del nostro amore? E com’è possibile che, pur di raggiungerlo, siamo disposti a sacrificare qualunque cosa? Una storia di strade perse e ritrovate, di fatalità e indeterminatezze che risolvono, ma, soprattutto, una storia sulla casualità delle vite umane.

Rattingan disegna personaggi di potenza straordinaria e forza assoluta. In mezzo a loro emerge, come una regina, la protagonista – Hester Collyer Page – che incarna l’essenza stessa della capacità di amare, resistere e rinascere delle donne.

La storia – che si svolge durante l’arco di un’unica giornata – inizia con la scoperta, da parte dei suoi vicini di appartamento, del fallito tentativo di Hester Collyer di togliersi la vita con il gas.

La donna ha lasciato il marito – facoltoso e influente giudice dell’Alta Corte – perché innamorata del giovane Freddie Page: un contadino, ex pilota della Raf, ormai dedito all’alcool.

La relazione, nata sull’onda della passione e della sensualità, si è, però, andata raffreddando. Le difficoltà economiche – Freddie è da tempo disoccupato – e le differenze di età e ceto hanno logorato il rapporto, lasciando Hester sfinita e disperata.

Lo shock per il tentato di suicido di Hester e la discussione che ne segue non migliorano le cose. A complicare il tutto, nel pomeriggio, arriva la notizia che Freddie ha, finalmente, trovato lavoro come collaudatore di aerei: dovrà, però, trasferirsi in South Carolina.

Alla fine della giornata, grazie all’intercessione di Mr Miller – un inquilino del palazzo, ex dottore, radiato dall’albo per ragioni sconosciute – Hester, per continuare a vivere, sarà costretta a prendere una decisione particolarmente difficile.

Questi due reietti, emarginati dalla società per il loro eccessivo “amare”, si scopriranno legati da una curiosa e commovente solidarietà.

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: prima ore 21; martedì e venerdì ore 21; mercoledì e sabato ore 19; domenica ore 17

Ingresso: da 12 a 40 euro

— Romaeuropa Festival

dal 19 settembre al 25 novembre

Il 19 settembre prende il via la XXXIII Edizione del Romaeuropa Festival in 26 spazi di Roma con oltre 300 artisti provenienti da tutto il mondo.

Qui il link al nostro articolo.

— Killology

Teatro Belli, dal 20 al 24 novembre

“Non puoi dire a tua madre che le strade sono piene di psicopatici ed è pura fortuna se torni a casa vivo ogni notte.”

Un nuovo, controverso videogame sta influenzando un’intera generazione.

In Killology i giocatori ricevono dei bonus quando torturano le loro vittime e accumulano punti proporzionalmente alla loro creatività sadica. Eppure non è considerato un gioco perverso, perché abilmente commercializzato dal suo creatore multimilionario come un’esperienza etica. Nel gioco si può infatti dare libero sfogo alle fantasie più oscure, ma non sfuggire alle conseguenze.

Non tutti però sono d’accordo con lui.

“C’è una repulsione istintiva nel prendere la vita di un altro essere umano. E questa repulsione può essere conquistata.”

Killology, dell’autore britannico Gary Owen, debutta allo Sherman Theatre e poi al Royal Court Theatre nel 2017, e riceve l’Oliver Awards 2018 per l’Outstanding Achievement in Affiliate Theatre Award.

Dopo il suo esordio nel 2015 al Royal Court Theatre con Violence & Son, Gary Owen scrive Iphigenia in Splott messo in scena in Italia nella rassegna TREND 2016 con il titolo Ifigenia in Cardiff.

— All The Things I Lied About

Teatro Belli, dal 16 al 18 novembre

Pensate all’ultima volta in cui avete mentito. Una bugia piccola, insignificante. Dev’essere stato recentemente. Forse oggi. O ieri. Ogni giorno la maggior parte della gente mente. Mentire è facile. Viene naturale. Impariamo a farlo da bambini. È dire la verità che è difficile, che va contro il nostro istinto di sopravvivenza.

Oggi accade continuamente che sia la manipolazione a creare i fatti, che sia lo spettacolo a creare lo spettatore: la verità viene considerata una questione di secondaria importanza. E se è possibile manipolare la massa per un uomo politico, è altrettanto possibile per un uomo qualunque manipolare la propria moglie, perché la violenza non deve per forza essere fisica.

All The Things I Lied About è un monologo che si muove tra commedia e dramma, fortemente contemporaneo sia nella forma che nella sostanza. I livelli di menzogna, nella vita come in quest’opera, si mescolano e si sovrappongo. Fino a un epilogo dove la verità regna suprema. La verità della bugia.

Indirizzo: Teatro Belli, Piazza Sant’Apollonia 11

Orario: ore 21

Ingresso: 10 euro

— Dux in Scatola

Teatro di Villa Torlonia, 16-18 novembre

In questa pièce,  Daniele Timpano veste i panni del defunto Benito Mussolini, in Dux in scatola, autobiografia d’oltretomba di una delle figure storiche più controverse della storia del nostro Paese.

Lo spettacolo racconta in prima persona le peripezie affrontate dal corpo del duce, da Piazzale Loreto nel ’45 fino alla sepoltura nel cimitero di San Cassiano di Predappio nel ‘57. Sullo sfondo di un’Italia dilaniata dalla guerra si assiste alle avventure post-mortem di questo cadavere eccellente, che si intersecano con brani e testi letterari del ventennio Fascista, scritti da Marinetti, Gadda, Malaparte, con luoghi comuni sul fascismo e materiali tra i più disparati, provenienti da siti web neofascisti.

L’intento è quello di tracciare il percorso che Mussolini ha compiuto nelle vite degli Italiani, di ricostruire l’immagine e il ricordo che ha lasciato di sé stesso nella società. Dagli anni del consenso a quelli della nostalgia, Daniele Timpano restituisce con il suo stile inconfondibile un ritratto innovativo del duce, fondato su uno sforzo di immaginazione collettiva. L’attore, accostandosi alla materia da una lontananza cronologica e ideologica, si identifica con l’oggetto del suo racconto, parlando sempre in prima persona, come se il suo corpo contenesse la forza criminale del fascismo, confermando tuttavia la distanza incolmabile tra due mondi inconciliabili.

Indirizzo: via Lazzaro Spallanzani

Orario: ore 20; domenica ore 17

Ingresso: ridotto 8 euro; intero 12 euro

— Va pensiero

Teatro Argentina, 13-18 novembre

Va pensiero è una grande creazione corale, una drammaturgia di Marco Martinelli, che condivide l’ideazione e la regia con Ermanna Montanari, i quali prendono ispirazione dalla “speranza” risorgimentale inscritta nella musica di Giuseppe Verdi che fa da controcanto al “pantano” e alla corruzione dell’Italia di oggi. L’antica melodia di Verdi sorvola l’Italia che è intorno a noi, anzi che “siamo” noi, fotografando il disfacimento politico, l’impossibilità di riconoscersi negli ideali dei vecchi partiti, il declino del costume nazionale: elementi di un magma inestricabile che fa un tutt’uno con la nostra vita collettiva.

Il testo si ispira ad un fatto di cronaca, infatti la storia è ambientata in una piccola città dell’Emilia Romagna all’inizio del secolo, dove un coraggioso vigile urbano non obbedisce ai poteri forti, e si fa licenziare pur di mantenere la propria integrità: l’intreccio di mafia, politica e imprenditoria “disponibile” che sta avvelenando il tessuto sociale della regione che ha visto nascere il socialismo e le prime cooperative.

Tuttavia, il “pensiero” riesce ancora a muoversi. Un altro affondo drammaturgico di Martinelli sulla patria raccontata attraverso i suoi inferni e i suoi gesti di ribellione: un grido disperato e ancora vibrante di speranza, perché si ritrovi il senso di parole come “democrazia” e “giustizia”. Lo spettacolo in due atti vede in scena l’ensemble del Teatro delle Albe insieme ad altri attori “ospiti”, e un coro dal vivo che eseguirà arie e corali dalle opere verdiane.

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: prima ore 21; martedì e venerdì ore 21; mercoledì e sabato ore 19; domenica ore 17

Ingresso: da 12 a 40 euro

— Nudità di Mimmo Cuticchio e Virgilio Seni

Teatro India, 13-15 novembre

Nasce dall’incontro tra due maestri della creazione performativa internazionale Nudità; un dialogo tra l’arte della danza, incarnata da Virgilio Sieni, e quella dell’Opera dei Pupi rappresentata da Mimmo Cuticchio. Si capisce subito che questo dialogo non può che svolgersi nel corpo e sul corpo: quello inanimato della marionetta e quello in perenne movimento del danzatore.

Perché Nudità è un umanissimo incontro incentrato sull’ascolto delle naturali articolazioni delle braccia, delle mani, delle gambe e dei busti per realizzare una relazione fisica ed emotiva, attraverso il riprendere, l’uno dall’altro, gesti e posture. 

Ma chi guida lo spettacolo? Il cuntista e puparo della tradizione siciliana oppure il danzatore e coreografo? Nell’avvinghiarsi, stringersi abbandonarsi di questi corpi, nel loro depositarsi sulle braccia o sulle spalle, nel loro toccarsi appena, avviene la metamorfosi. E nel finale tutto è pronto ad apparire trasfigurato: il corpo, la voce, il suono; l’essere umano.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 21

Prezzi: da 19 euro a 25 euro

— Gli Sposi

Teatro India, 9-12 novembre

Daniele Timpano ed Elvira Frosini portano in scena la loro nuova creazione, Gli sposi – romanian tragedy, la storia di un’ordinaria coppia di potere, Nicolae Ceausescu ed Elena Petrescu, che hanno governato la Romania per oltre vent’anni.

Il più sinistro tra i tiranni dei paesi del blocco comunista e sua moglie, dittatori capricciosi e sanguinari, per oltre vent’anni, come dei moderni Macbeth e Lady Macbeth dei Balcani hanno seminato la paura nel popolo rumeno per poi finire sommariamente giustiziati davanti alle telecamere, sotto gli occhi del mondo, il 25 dicembre 1989. Una tragedia rumena, tratta dal testo di David Lescot, il quale scrive: “Un uomo e una donna. Delle persone molto ordinarie, nella Romania del XX secolo. Entrambi vengono dalla campagna. Un po’ nello stesso modo l’uno e l’altra si ritrovano a militare nel Partito Comunista. Niente sembra distinguerli dai loro compagni. Tranne il fatto che sono un po’ meno dotati della media. Sono delle creature senza smalto in un mondo senza orizzonte.” Una storia d’amore e politica che ha segnato la Storia contemporanea.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 20

Prezzi: intero 20,00; ridotto 18,00

— La Maladie De La Mort

Teatro Argentina, 8 e 9 novembre

In scena all’Argentina per due serate uniche arriva La Maladie De La Mort diretto dalla celebre regista Katie Mitchell, qui protagonista sul palcoscenico del Teatro Argentina con la sua prima regia in lingua francese, con un testo di Marguerite Duras.

E si tratta di una rilettura in chiave decisamente cinematografica di un testo che esplora il confronto uomo-donna e mantiene una dimensione misteriosa da thriller psicologico. Una relazione inconsueta, inquieta, ambigua, nella quale la Duras si insinua per raccontare l’impossibilità di una intimità autentica, emotiva, sessuale.

Infatti, La Maladie de la mort è un racconto profondamente vicino ai temi della controversa scrittrice, autrice del celeberrimo romanzo L’amante. La storia è quella di un uomo che aspetta una donna in una stanza d’albergo. È notte, perché il loro accordo prevede che lei arrivi di notte, silenziosa, remissiva. Tutto ciò che l’uomo vuole, lei deve farlo, e per questo riceverà un compenso.

Il prezzo non è importante: l’uomo vuole imparare come si ama, cosa significa conoscere un corpo femminile, notte dopo notte. Ogni volta l’uomo guarda dormire la donna, e questa intimità è trasmessa per mezzo di tre telecamere che filmano simultaneamente gli attori: il pubblico vede attraverso gli occhi dell’uomo, amplificando l’effetto voyeuristico dell’allestimento.

Un punto di vista cinematografico che Katie Mitchell condivide con Duras per restituire la profondità di un rapporto incentrato sulla dominazione maschile e sull’impossibilità di amare. Nulla può unire il divario che separa l’uomo e la donna. Sono inconciliabili. È questa la “malattia della morte” di cui parla Duras e su cui si interroga Katie Mitchell attraverso un adattamento cinematografico in presa diretta che restituisce in scena la profonda esplorazione dell’intimità, del genere, della pornografia, del sesso.

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: ore 21

Ingresso: da 12 a 40 euro

— En Attendant Beckett

Teatro Belli, 8-11 novembre

Una serata omaggio a Beckett per offrire al pubblico un approfondimento sull’opera del grande autore irlandese, con poesie, brani letterari e con il capolavoro L’ultimo nastro di Krapp e il non meno celebre Atto senza parole. Nello stupito, grottesco silenzio di Atto senza parole l’uomo beffato e ingannato dalla vita, che sembra sempre soccorrerlo, ma poi sempre lo delude, trova la sua commovente dignità nel rifiuto e nella voluta solitudine. In questo breve atto si può chiaramente comprendere la visione beckettiana dello scontro tra l’uomo e la vita.

Ne L’ultimo nastro il vecchio Krapp ascolta una bobina che ha registrato tanti anni fa: la sera del suo trentanovesimo compleanno. Tanti, tanti anni sono passati! Riaffiorano persone, visi ormai sbiaditi dal tempo, si riscoprono sentimenti…e tra questi – ormai dimenticata – una storia d’amore, “quando la felicità era forse ancora possibile”.

Ma il giovane Krapp non l’aveva saputa afferrare la felicità. La bobina finisce e Krapp rimane disperatamente solo nel buio della sua “vecchia tana” piena di bobine che raccontano la storia della sua vita ma che finiranno sempre col rimanere vuote…esaurite di ricordi. Glauco Mauri, il primo Krapp italiano, dialoga, oggi, con la sua voce di trentenne registrata nel silenzio notturno di un teatro oltre cinquant’anni fa. Era il 1961.

“Nella vita della nostra Compagnia, Beckett è stato un amato compagno di viaggio. In diverse stagioni teatrali abbiamo interpretato, oltre a un beckettiano Don Giovanni di Molière, dieci suoi atti unici, anche tra i meno noti, che nella stagione della rappresentazione hanno ricevuto il Premio della Critica. Il mondo di Beckett è un poetico, tragico e farsesco modo di interpretare la vita: la tragedia del vivere che diventa farsa e la farsa del vivere che diventa tragedia. Un ossimoro dove convivono una risata e un arido pianto, una disperazione senza speranza e un insopprimibile sentimento di pietà per l’uomo. Insieme alla rappresentazione di “Finale di partita”, ci siamo sentiti in dovere, come uomini di teatro, di contribuire alla conoscenza, e quindi alla comprensione, di questo grande autore.

Di conseguenza, abbiamo progettato una serata in cui, oltre a grandi capolavori come Ultimo nastro di Krapp e Atto senza parole, prenderanno vita altre opere, forse meno conosciute, ma non per questo di minor valore. Saremo guidati e portati alla scoperta dei suoi atti unici e dei suoi radiodrammi meno noti, delle sue poesie e dei brani più significativi dei suoi romanzi, dei suoi rapidi folgoranti pensieri e del film-documentario Dal silenzio al silenzio di Seàn O’Mòrdha.

Quest’ultimo è un documento quasi sconosciuto, curato anche dallo stesso Beckett, dove il grande autore, che non ha mai voluto parlare di sé e dei suoi lavori, si rivela per la prima volta al pubblico. Le parole e le musiche in esso contenute ci sono sembrate le più adatte a dare un senso compiuto a questa serata. Beckett non è solo un celebre scrittore del “Teatro dell’Assurdo”, ma anche un grandissimo poeta della difficoltà del vivere dell’uomo. Le sue “favole”, dove si ride e si piange, ci aiutano a meglio capire questa nostra difficile vita. Ecco perché Beckett!

Indirizzo: Teatro Belli, Piazza Sant’Apollonia 11

Orario: ore 21

Ingresso: 10 euro

— La scortecata

Teatro India, dal 30 ottobre al 11 novembre

Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille di Giambattista Basile, noto anche col titolo di “Pentamerone” (cinque giornate), è una raccolta di cinquanta fiabe raccontate in cinque giornate, che prendendo spunto dalle fiabe popolari elabora un mondo affascinante e sofisticato.

La scortecata è “lo trattenimiento decemo de la iornata primma” e narra la storia di un re che si innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Emma Dante riscrive e dirige la fiaba ambientandola in una scena completamente vuota ed affidando a due uomini il ruolo di due personaggi femminili, come nella tradizione del teatro settecentesco. Le due vecchie, sole e brutte, si sopportano a fatica ma non possono vivere l’una senza l’altra. Per far passare il tempo nella loro misera vita inscenano la favola con umorismo e volgarità, e quando alla fine non arriva il fatidico “e vissero felici e contenti”, la più giovane, novantenne, chiede alla sorella di scorticarla per far uscire dalla pelle vecchia la pelle nuova.

Il dialetto napoletano dei personaggi, nutrito di espressioni gergali, proverbi e invettive popolari, produce modi e forme espressamente teatrali tra lazzi della commedia dell’arte e dialoghi shakespeariani a delineare una morale forte e sempre attuale: “il maledetto vizio delle femmine di apparire belle le riduce a tali eccessi che, per indorare la cornice della fronte, guastano il quadro della faccia. Ma, se merita biasimo una fanciulla che troppo vana si dà a queste civetterie, quanto è più degna di castigo una vecchia che, volendo competere con le figliole, si causa l’allucco della gente e la rovina di sé stessa”.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orari: ore 21; 8 novembre ore 19; domenica ore 18.00

Prezzi: da 16 a 20 euro

— Cyrano de Bergerac

Teatro Eliseo, dal 30 ottobre al 11 novembre

La storia di Cyrano de Bergerac, fenomenale spadaccino, spirito libero e poeta che porta nel bel mezzo della faccia un naso che “di almeno un quarto d’ora sempre lo precede”, è entrata di diritto nell’immaginario popolare, tanto da essere stata tradotta, adattata e interpretata innumerevoli volte.

La storia è nota: innamorato senza poterlo rivelare di sua cugina Rossana, a sua volta stregata dalla bellezza di Cristiano, propone al giovane rivale un piano per conquistare l’inarrivabile fanciulla.

Tuttavia non tutti sanno che questo personaggio leggendario è ispirato alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più eclettici scrittori del Seicento francese e precursore della letteratura fantascientifica. I suoi romanzi sono metafora di viaggi meravigliosi, realistici e visionari, verso la Luna e il Sole. E un viaggio fantastico dentro la propria anima è proprio quello che compiono i due protagonisti che, da rivali si scoprono fratelli, alla ricerca di quella bellezza che pare essere il tema portante del racconto.

Indirizzo: via Nazionale 183

Orario: Martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20; mercoledì e domenica ore 17; Primo sabato ore 16 e ore 20

Prezzi: da 15,00 a 35,00 euro

— La Fame

Teatro De’ Servi, 5 – 7 novembre

Secondo appuntamento della stagione Fuoriclasse al Teatro de’ Servi con lo spettacolo La Fame scritto e diretto da Massimiliano Aceti con Alessandro Cosentini, Francesco Aiello, Chiara Vinci e lo stesso Aceti.

Tra desideri di salvezza e premesse di storie d’amore, chi riuscirà a riportare l’ordine?

“La fame” è la storia del giovane ristoratore Sandro che, stanco della sua vita monotona, cerca il brivido di nuove avventure tramite le applicazioni del cellulare.

Questo suo continuo ricercare lo porta una sera in casa di Michela, giovane attrice squattrinata con un evidente problema di peso.

Sandro sente dentro di sé il desiderio di salvare quella ragazza magra fino all’eccesso, nonostante l’abbia appena conosciuta. Michela vede in Sandro l’uscita dal labirinto della bulimia. Sembrano le premesse di una travolgente storia d’amore, ma l’incontro tra i due viene rovinato: prima da Daniele, giovane coinquilino di Michela, attore pigro con un grande ego; e poi da Il Maschio, ex fidanzato di Michela, musicista paranoico e possessivo.

In un avvicendarsi di offese, situazioni comiche e grottesche, Sandro è costretto a lasciare quella casa, rinunciando così alla possibilità di un grande amore.

Tutti e quattro i protagonisti hanno un rapporto viziato con il cibo: Sandro lo vende e non lo gusta più, Michela lo vomita, Daniele non lo mangia e il Maschio si nutre solo di proteine.

Chi riuscirà a riportare l’ordine?

“Devo capire cosa fare della mia vita, dove voglio andare. E solo allora potrò riprendere a mangiare. Cosa mi piace ancora non lo so, devo capirlo. Appena avrò risolto questo, tornerò a mangiare. Lo giuro.”

Indirizzo: via del Mortaro 22

Orario: ore 21

Ingresso: 6 euro

— Ivan & the Dogs

Teatro Belli dal 29 ottobre al 1 novembre

Appuntamento irrinunciabile dell’autunno romano, ritorna la rassegna “Trend – nuove frontiere della scena britannica”, giunta alla sua XVII edizione. Il festival, a cura di Rodolfo di Giammarco, esplora i territori lisergici ed emozionanti della drammaturgia contemporanea d’oltremanica, affidando le messe in scena, essenziali ed incisive, ad alcune delle sensibilità registiche più acute del panorama italiano. Diciassette spettacoli ed un ciclo di proiezioni in lingua originale, dal 18 ottobre al 22 dicembre, nella consueta intima cornice del trasteverino Teatro Belli.

Dal 29 ottobre al 1 novembre va in scena, per la regia di Massimiliano Farau, ‘Ivan & the Dogs” di Hattie Naylor con Lorenzo Lavia.

Ivan racconta una storia che gli è successa quando aveva quattro anni. Ma la racconta come se fosse ora. Come se fosse una fiaba dei fratelli Grimm. Invece è una storia vera, accaduta a un bambino nella Russia degli anni Novanta, la Russia poverissima di Boris Eltsin. La gente era così povera, racconta Ivan, che i papà e le mamme cominciarono a sbarazzarsi di quello che nelle case mangiava, beveva e aveva bisogno di cure. I primi a essere abbandonati furono i cani. La madre di Ivan ha un uomo che ama e che la picchia quando si riempie di vodka fino agli occhi perché non c’è lavoro e gli uomini si sentono inutili.

Ivan è un incomodo, quest’uomo lo tratta male, vorrebbe che se ne andasse. E un giorno Ivan lo fa. Indossa il suo cappotto più pesante, i guanti di lana, si mette in tasca due pacchetti di patatine ed esce per le strade di Mosca. Trovare un posto in cui dormire è difficile. Fa freddo, ovunque c’è puzza. La gente che gira sembra ti voglia sbranare. Ivan dorme su un cartone, imitando altri, ma scopre che anche per dormire per terra devi pagare, il territorio è qualcosa che si conquista o si paga. Ivan vede un fuoco. Intorno, un gruppo di bombzi, barboni ubriaconi che non hanno nessuno al mondo. Stanno arrostendo delle patate. Si accorgono che uno di loro è morto di freddo e rimangono un po’ lì a piangerlo. Uno di loro, forse sull’onda della commozione, regala a Ivan una patata. Gli altri lo insultano e cercano di riprendersela, ma Ivan scappa.

Indirizzo: Teatro Belli, Piazza Sant’Apollonia 11

Orario: ore 21

Ingresso: 10 euro

— La rivoluzione delle sedie

Off/Off Theatredal 30 ottobre al 4 novembre

Da martedì 30 ottobre fino a domenica 4 novembre all’OFF/OFF Theatre riflettori accesi sullo spettacolo “La Rivoluzione delle Sedie”, scritto da Matteo Nicoletta e Massimiliano Aceti in scena con Maurizio Bousso per la regia di Barbara Alesse, in una produzione Milleluci Entertainment, che porterà all’attenzione del pubblico la sempre delicata tematica del confronto tra normodotati e diversamente abili. Come ci si comporta se il paraplegico è arrogante e prepotente? Uno spettacolo che svela l’ipocrisia del senso di colpa dei normodotati nei confronti dei disabili, o verso chi vediamo diverso da noi.

All’interno di un ufficio, nelle sale retrostanti il supermercato, il Capo del Personale Luca (Massimiliano Aceti), svolge il suo lavoro in modo inflessibile e autoritario. Nella stanza entra Matteo (Matteo Nicoletta), un cassiere dal fare bizzarro e con richieste altrettanto improbabili. Eppure l’integerrimo capo Luca, stranamente, non lo caccia via. Perché? Sarà forse perché Matteo è fermo nella sua sedia a rotelle? Matteo è un disabile arrogante e provocatorio, che causa in Luca una reazione forzata e da questo loro primo incontro ne accadranno di ogni, fino a che Luca sarà sollevato dalla sua carica di Capo del Personale per retrocedere a semplice cassiere.

Questo darà inizio ad una vera e propria lotta di potere tra i due all’interno del supermercato e ad osservarli fra gli scaffali, come un arbitro delle loro battaglie, c’è un giovane magazziniere di colore (Maurizio Bousso), che verrà usato dai protagonisti come un vero e proprio ago della bilancia.”La Rivoluzione delle Sedie” attraverso un turbine di ritmo e divertimento, svela l’ipocrisia del senso di colpa dei normodotati nei confronti dei disabili e verso chi vediamo diverso da noi.

Indirizzo: via Giulia, 20

Orario: dal martedì al sabato ore 21;Domenica ore 17

Prezzi: intero 25,00; ridotto 18,00 Over 65 e Under 26; 10,00 per gruppi

— Barry Lyndon

Teatro Argentina, dal 23 ottobre al 4 novembre

Barry Lyndon prende ispirazione dalle potenti emozioni dei film di Stanley Kubrick, sulle quali si modellano le situazioni e le storie del romanzo di Thackeray. Una trasposizione teatrale a cura di Giancarlo Sepe che si accosta alla favola nera per raccontare la vita avventurosa del signor Redmond Barry di Barry du Barry, discendente dai re d’Irlanda, vissuta tra amori e guerre.

Uno spettacolo in cui si parla di giustizia e ingiustizia, di sacro e profano, per impartire al pubblico una lezione di educazione sentimentale a partire dalle memorie delle gesta di Barry che, per amore di una donna, si trasformerà da borghese campagnolo a marchese di Lyndon. Una rappresentazione teatrale fatta di carne, carta e cartone, in cui campeggiano le storie dell’amore, ma anche quelle del tradimento e della seduzione.

Un intreccio di duelli, incontri furtivi, fughe da Casanova spiantato, che si imbatte nella donna più bella e desiderabile, con l’unico difetto di essere già sposata ad un vecchio ricco e senza alcuna voglia di farsi da parte.

Gli stati d’animo sono amplificati da suggestive musiche, mentre le parole sono rese da un gioco teatrale composto da sfondi di carta, in un’atmosfera di grande seduzione visiva. «Un teatro trionfante nella forma e imbevuto delle storie che si tramandano, che si raccontano come monito per chi ha peccato e per chi, giovane, dovrà ancora peccare – dichiara Giancarlo Sepe – Forse, lo si potrebbe anche scambiare per un teatro per famiglie, quello in cui la morale è: …chi sbaglia, paghi finalmente!».

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: martedì e venerdì ore 21; mercoledì e sabato ore 19; giovedì e domenica ore 17

Ingresso: da 12 a 40 euro

L’Abisso

Teatro India, dal 9 al 28 ottobre

L’abisso è il toccante racconto di uno sbarco, di quei frammenti di Storia che accadono e si compiono attorno a noi e che spesso ignoriamo. Quella storia che si studia nei libri e che riempie le pellicole di film e documentari, che anima i dibattiti e determina il corso degli eventi.

«Il primo sbarco l’ho visto a Lampedusa. A guadagnare la terra erano in tantissimi, ragazzini e bambine per lo più. Stravolti, stanchissimi, confusi, erano cinquecentoventitre persone sottratte alla morte in mare aperto. Con me c’era mio padre quel giorno. Assistemmo assieme a qualcosa di smisurato – racconta Davide Enia. Da quel giorno ho iniziato ad ascoltare i testimoni diretti di ciò che succede nella frontiera: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, gli operatori medici e i lampedusani, i volontari e le persone sbarcate sull’isola. Dalla registrazione delle loro voci sono emersi frammenti di storie dolorosissime eppure cariche di speranza, nonostante risuonasse di continuo un carico di morte impossibile da gestire da soli. Le loro parole aprivano prospettive e celavano abissi. Avevano le stimmate della guerra».

Una messa in scena che fonde diversi registri e linguaggi teatrali, gli antichi canti dei pescatori, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa, sulle melodie a più voci che si intrecciano senza sosta fino a diventare preghiere cariche di rabbia quando il mare ruggisce e nelle reti, assieme al pescato, si ritrovano sistematicamente i cadaveri di uomini, donne, “piccirìddi”.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orari: ore 21.30; sabato ore 20; domenica ore 18; dal 23 al 27 ottobre ore 21

Prezzi: da 16 a 20 euro

— My Brilliant Divorce per la Rassegna ‘Trend’

Teatro Belli, dal 24 al 27 ottobre     

Appuntamento irrinunciabile dell’autunno romano, ritorna la rassegna “Trend – nuove frontiere della scena britannica”, giunta alla sua XVII edizione. Il festival, a cura di Rodolfo di Giammarco, esplora i territori lisergici ed emozionanti della drammaturgia contemporanea d’oltremanica, affidando le messe in scena, essenziali ed incisive, ad alcune delle sensibilità registiche più acute del panorama italiano. Diciassette spettacoli ed un ciclo di proiezioni in lingua originale, dal 18 ottobre al 22 dicembre, nella consueta intima cornice del trasteverino Teatro Belli.

La pièce My Brilliant Divorce per la regia di Carlo Emilio Lerici va in scena dal 24 al 27 ottobre.

Protagonista è Angela, una donna di mezza età. Suo marito Max, soprannominato Palla da Biliardo, l’ha lasciata per la sua amante venticinquenne argentina, Mona. E come se non bastasse, sua figlia, che si è trasferita ad Aruba con il fidanzato, le ha rivelato che lei era rimasta l’unica a non sapere delle scappatelle del marito, che ormai andavano avanti da parecchio tempo.

Rimasta sola, con l’unica compagnia del suo cane Dexter, Angela deve imparare a fare i conti con la sua nuova condizione di “single involontaria”.  Alternando la rabbia nei confronti del marito traditore, attimi di gioia per la libertà ritrovata, la speranza per un’eventuale riconciliazione e la riluttanza nel firmare le carte per il divorzio, Angela ci fa ridere e commuovere mentre ci racconta delle sue avventure per ricostruire la propria vita; dalla help line telefonica per persone con pensieri suicidi alla visita in un sexy shop per comprare un vibratore.

Questo spettacolo affronta i temi della solitudine, di come un genitore debba affrontare la separazione dai propri figli diventati grandi e di come una donna che si è sempre vista come moglie e madre improvvisamente debba ricostruire una propria dimensione personale, libera da questi ruoli tradizionali.

Indirizzo: Teatro Belli, Piazza Sant’Apollonia 11

Orario: ore 21

Ingresso: 10 euro

Reparto Amleto

Teatro India, dal 9 al 21 ottobre

Scritto e diretto da Lorenzo Collalti, giovane autore e regista che si sta facendo notare per il taglio originale dei suoi spettacoli, Reparto Amleto è – come si intuisce dal titolo – un testo che parte soltanto dall’Amleto di Shakespeare.

Collalti si immagina il personaggio di Amleto come svuotato dalle infinite rappresentazioni e sprofondato in una pesante depressione. Immerso in una sorta di crisi continua e sottoposto a diverse interpretazioni degli innumerevoli registi fino a non capire più chi sia realmente e quali siano i suoi obiettivi, Reparto Amleto è la prova di un esperimento: partire da un paradosso teatrale per raccontare il personaggio di Shakespeare.

Cos’è Amleto se non un ragazzino troppo piccolo per essere re, abbastanza grande da piangere la morte di un padre e con un compito più grande di lui da portare a termine? Amleto nella pièce viene presentato come un adolescente in preda a infinite paure.

Tutto questo diventa un pretesto per rileggere l’opera shakesperiana mantenendone le parti strutturali, arricchendole della consapevolezza del novecento. Sono infatti gli autori del secolo scorso a influenzare questa nuova drammaturgia come KafkaDurennmatt e Palazzeschi.

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, in collaborazione con L’Uomo di Fumo – Compagnia Teatrale, lo spettacolo ha vinto l’edizione 2017 di Dominio Pubblico.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orari: ore 20; sabato ore 21.30

Prezzi: da 16 a 20 euro

— Afghanistan

Teatro Argentina, dal 17 al 21 ottobre

Afghanistan è un affresco storico che racconta il complesso e spesso fallimentare rapporto tra l’Occidente e l’Afghanistan, terreno di scontro che da sempre occupa una posizione strategica nello scacchiere mondiale. Un esperimento di drammaturgia teatrale a più voci, diviso in 13 stazioni che il Tricycle Theatre di Londra, importante fucina di teatro politico inglese, ha commissionato ad altrettanti autori tra i più interessanti della scena anglofona.

Una grande epopea riversata in scena per raccontare il presente attraverso il passato del Paese mediorientale dal 1842 ai giorni nostri, un’occasione di teatro per ripercorrere una storia fatta di modernizzazioni e fondamentalismi, di democrazia e colpi di stato, di libertà e guerre, ingerenze straniere e invasioni/invadenze delle superpotenze mondiali (Inghilterra, Unione Sovietica, Stati Uniti).

A portare sui palcoscenici italiani questo imponente progetto, i cui esiti del debutto londinese furono clamorosi (tre mesi di tutto esaurito nel 2009 con repliche negli Stati Uniti), l’Elfo Puccini, da sempre sensibile alla drammaturgia anglosassone. «Afghanistan è metafora di tutti gli errori fatti in Asia – raccontano i registi Ferdinando Bruni e Elio De Capitani – ci sembra importante che vengano raccontati un paese e una storia di cui si sa così poco, ma che ci riguarda molto da vicino per riaffermare l’idea di un teatro che parla di civiltà continuando a essere vivo. Percapire quello che sta succedendo oggi, il dramma dei rifugiati, il terrorismo, la politica internazionale, occorre andare a fondo in una storia che inizia 180 anni fa».

Il progetto Afghanistan – suddiviso in due parti che presentano undici dei testi originali – si concretizza con la realizzazione di due spettacoli indipendenti e complementari: Afghanistan: il grande gioco – prima parte (debuttato nel gennaio del 2017 e rappresentato a Milano, Modena e Bologna) e Afghanistan: enduring freedom – seconda parte.

Indirizzo: L.rgo Argentina

Orari: 17 e 19 ottobre Afghanistan: ore 21 –  Il grande gioco – 2 ore e 30 minuti + intervallo

18 e 20 ottobre Afghanistan; ore 21 –  Enduring Freedom – 2 ore e 35 minuti + intervallo

21 ottobre Maratona: ore 16 –  Il grande gioco + Enduring Freedom – 6 ore e 20 minuti

Ingresso: 50 euro con Afghanistan Card; da 12 a 40 euro

— Tra la polvere dei resti

Teatro di Tor Bella Monaca, dal 18 al 20 ottobre

Al Teatro Tor Bella Monaca approda dal 18 al 20 ottobre Tra la polvere dei resti, di Laura Nardinocchi e Francesco Gentile, regia Laura Nardinocchi, con Leonardo Bianchi e Francesco Capalbo, musiche Francesco Gentile, scene Giuliano Napoletano, Produzione Rueda Teatro.

Partendo da reali storie raccontate da emigranti, provenienti da vari paesi, ci si trova immersi in quello che due di loro, che condividono la stessa abitazione, si trovano ad affrontare durante una notte estiva, dove dalla finestra provengono immagini e rumori di una festa di paese.

Due uomini convivono in uno spazio buio, sporco, stretto.

Casse della frutta diventano letti, comodini, tavoli, sedie. Due sole piccole aperture sul mondo esterno: una finestra e una televisione. Questo è tutto il poco che hanno. Due uomini, apparentemente diversi, apparentemente opposti. Discutono, litigano, ma tornano sempre a fare pace. Faticano a capirsi, ma non riescono a distaccarsi. Sono uniti dalla loro solitudine. Lontani dalla loro terra, dalla loro famiglia. Inseriti in un paese che li mette al confine. Che non si accorge dei loro desideri, dei loro bisogni. Che critica la loro presenza. Che vive nell’ignoranza. Attento solo alle sue conformiste tradizioni: tutti devono partecipare alle feste di paese. E anche i due uomini, così, trovano il loro modo per poter festeggiare.

Partecipano, senza mai uscire di casa. Fra un brindisi e l’altro, fra una stella cadente e l’altra, fra un botto e un fuoco d’artificio si raccontano. Rivelano sogni, paure, speranze, ricordi. Mostrano la loro fragilità, la loro identità di emigranti. Cosa dà loro la forza per sopravvivere? Dove trovano il coraggio per continuare a sopportare? Cosa attendono? Cosa sperano? E se perdono la speranza, se non hanno più prospettive e ambizioni, vale la pena vivere ancora?

Indirizzo: via Bruno Cirino

Orario: ore 21

Ingresso: intero 10,50 Euro; ridotto 8,50 Euro

— Ex Amleto

Teatro Brancaccino, dal 18 al 21 ottobre

Lo splendido lavoro di scrittura scenica che Roberto Herlitzka ha svolto sull’Amleto di Shakespeare, si configura come un’esplorazione del più grande sentimento teatrale che le scene mondiali conoscano: la solitudine. Herlitzka – Amleto è solo davanti a se stesso come attore, mentre nello specchio rappresentativo in cui si riflette, la morte e il teatro adescano la disperazione di dire, dire ancora prima che tutto il resto sia silenzio. Amleto è solo, i suoi interlocutori restano invisibili fisicamente per materializzarsi nella voce e nel corpo di Herlitzka. Amleto padre, la regina, Re Claudio, il becchino, giocano un sabba infinito nell’interpretazione di un unico spirito, perché le anime di Amleto sono infinite, almeno quante sono le anime del capolavoro di Shakespeare.

Indirizzo: via Mecenate 2

Orario: dal giovedì al sabato ore 20; domenica ore 18.45

Ingresso: ridotto 12.50; intero 18

The Prisoner

Teatro Vittoria, dall’11 al 20 ottobre

Se c’è un artista che non necessita di presentazioni è sicuramente Peter Brook. Il rivoluzionario maestro del teatro internazionale, più volte ospite di Romaeuropa Festival, torna con il suo ultimo spettacolo diretto insieme a Marie-Hèlène Estienne.

Un cast multietnico per affrontare con la maestria e quel consueto tocco lirico che caratterizza la scrittura scenica di questo gigante del teatro mondiale, i temi della punizione, della giustizia e del crimine. Un uomo siede da solo davanti a un’enorme prigione in un paesaggio desertico. Chi è? E perché si trova in questo luogo? È una sua libera scelta oppure sta scontando una qualche forma di punizione? E coloro che sono dentro il carcere che crimini hanno commesso? Come guardano a loro volta l’uomo che li sta osservando? È un pazzo o forse un dio?

Cos’è la redenzione e quale il significato del termine giustizia in un mondo dove carcerati e guardiani si scrutano reciprocamente ponendosi le stesse domande?

Indirizzo: Piazza di Santa Maria Liberatrice, 10

Orario: ore 21; domenica 14 ore 17; sabato 20 ore 16 + 21

Ingresso: da 22,50 a 45 euro

— Lo sguardo oltre il fango

Teatro India, 15 ottobre

Lo sguardo oltre il fango, liberamente ispirato a “Il bambino con il pigiama a righe”di John Boyne, dopo il grande successo di pubblico, critica e media dello scorso gennaio al Teatro di Villa Torlonia, torna in scena a Roma, per la terza stagione consecutiva, presso il prestigioso Teatro India, Teatro Nazionale direttore Antonio Calbi, il 15 ottobre 2018 per una data unica.

L’iniziativa, inserita nella programmazione del Teatro di Roma come evento speciale nella sezione “Il dovere della memoria”, nasce nel segno del ricordo del 16 ottobre 1943, giorno dell’efferato rastrellamento del ghetto capitolino effettuato dalle truppe tedesche della Gestapo, ricordato come il Sabato Nero.

Il musical, nato da un’idea del Maestro Simone Martino e del poeta Lorenzo Cioce e affidato alla giovane brillante regia di Giovanni Deanna, si sviluppa in due atti, attraverso testi tratti da documenti storici, con dialoghi dalla forte presa emotiva e con la trama di un’intensa colonna sonora.

Tra gli scopi dello spettacolo ci sono sia la sensibilizzazione sulla vicenda dell’Olocausto sia la riflessione sempre attuale sull’integrazione possibile fra mondi apparentemente divisi da un muro invalicabile.Il cast formato da 12 artisti che si esibiranno live accompagnati da un violino solo.

Ziva è una ragazza ebrea polacca, deportata con la sua famiglia in un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Incontra il coetaneo tedesco Peter, figlio del comandante SS del lager. Tra i due nasce una forte sintonia che si trasforma in amore e annienta ogni differenza e lascia spazio solo al sogno di una vita condivisa fra disperazione e uno sguardo verso il futuro.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 20

Prezzi: da 11 euro a 30 euro

— Festival del Teatro Patologico

Teatro Eliseo, dal 4 al 14 ottobre

Nel 1978 l’Italia fu il primo paese a mondo a chiudere definitivamente i manicomi: in occasione dell’anniversario, per dieci giorni consecutivi, dal 4 al 14 ottobre, il Teatro Eliseo ospiterà il Festival del Teatro Patologico dal titolo “1978, Legge 180 – 2018 illusioni, sogni, speranze” con un fitto calendario di eventi che affronteranno i quarant’anni della Legge Basaglia e l’importanza del teatro terapia.

Madrina del festival sarà Claudia Gerini Ad organizzarlo e dirigerlo Dario D’Ambrosi,  attore, regista, fondatore e direttore del Teatro Patologico. D’ambrosi è considerato uno dei maggiori artisti d’avanguardia italiani e autore di spettacoli che tendono ad indagare la follia al fine di ridare “dignità al matto”.

E così, dopo il grande successo riscosso lo scorso 16 maggio al Parlamento Europeo e precedentemente presso le Nazioni Unite di New York in occasione della giornata mondiale delle persone con disabilità, e dopo aver ricevuto un importante riconoscimento dal Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali (DESA) delle Nazioni Unite, il Teatro Patologico lascia  la sua naturale sede di via Cassia 472 per trasferire il suo festival nel Teatro Eliseo con un programma che prevede spettacoli, convegni, proiezioni di film, un concerto e una mostra pittorica e fotografica.

Gli spettacoli saranno interpretati dagli allievi attori che hanno frequentato e frequentano il primo corso universitario al mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione” fondato in collaborazione con l’Università di Tor Vergata rivolto ad utenti disabili psichici e/o fisici.

In apertura del festival la mostra “Uno sguardo dentro” di Cinzia Bevilacqua e Alessandro Montanari e lo spettacolo “I Giorni di Antonio” scritto e diretto e interpretato da Dario D’Ambrosi e Celeste Moratti, la vera storia di un ragazzo disabile cresciuto in un pollaio.

Dal 5 al 7 andrà in scena lo spettacolo “Tito Andronico” una riscrittura moderna del testo Shakespeariano ambientata in una casa di cura e allestita da Dario D’Ambrosi. Dal 9 all’11 sarà invece la volta di “Pinocchio” il celebre testo di Collodi rivisitato da Claudia Vegliante, mentre dal 12 al 14 “Il trip di Don Chisciotte”una fuga metaforica dal quotidiano,con la regia di Francesco Giuffrè.

All’ultima replica dello spettacolo seguirà la cerimonia di consegna attestati e la conclusione del festival è affidata alla celebre band romana, i “Ladri di carrozzelle”.

Il programma

  • Giovedì 4 ottobre: ore 18: Cerimonia di Apertura del Festival e inaugurazione della mostra fotografia di Alessandro Montanari e della mostra pittorica di Cinzia Bevilacqua – ore 21: Spettacolo teatrale “I Giorni di Antonio”
  • Venerdì 5 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Tito Andronico”
  • Sabato 6 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Tito Andronico”
  • Domenica 7 ottobre: ore 17.00: Spettacolo teatrale “Tito Andronico”
  • Martedì 9 ottobre ore 21: Spettacolo teatrale “Pinocchio”
  • Mercoledì 10 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Pinocchio”
  • Giovedì 11 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Pinocchio”
  • Venerdì 12 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Il Trip di Don Chisciotte”
  • Sabato 13 ottobre: ore 21: Spettacolo teatrale “Il Trip di Don Chisciotte”
  • Domenica 14 ottobre: ore 17.00: Spettacolo teatrale “Il Trip di Don Chisciotte” -ore 18.30: Consegna attestati agli alunni del primo corso universitario al Mondo di “Teatro Integrato dell’Emozione” -ore 19.00: Conclusione del festival con il concerto dei “Ladri di carrozzelle”

Indirizzo: via Nazionale 183

Ingresso: 10 euro

— Silvano Toti Globe Theatre

Largo Aqua Felix, fino al 14 ottobre

Programma 2018

  • dal 21 settembre al 7 ottobre, ore 21.00, La Tempesta (regia Daniele Salvo)
  • dal 10 al 14 ottobre, ore 20.45, The Merchant Of Venice (regia Chris Pickles)

Da settembre gli spettacoli in programma andranno in scena anche la domenica alle 18.

E come di consueto, l’ultima rappresentazione in programma sarà completamente in lingua inglese.

Info e prezzi

È possibile acquistare i biglietti online oppure al botteghino, in V.le P. Canonica: tutti i giorni dalle 15.30 alle 19, nei giorni di spettacolo fino alle 21.15. I prezzi per il parterre sono:

  • 10 euro- intero
  • 8 euro- ridotto

— Quasi niente

Teatro Argentina, dal 9 al 14 ottobre

Quasi niente. Oggetto di partenza del nostro nuovo progetto è Il deserto rosso, lo straordinario film del 1964, prima opera a colori di Michelangelo Antonioni, che a partire – sembra – da un breve racconto di Tonino Guerra vede in scena una straziante e fanciullesca Monica Vitti. Giuliana, moglie e madre, attraversa il deserto – in una scena veramente rosso – della sua vita senza che nessuno possa realmente toccarla, senza toccare a sua volta nessuno. Nemmeno l’incontro con Corrado, amico del marito, per tanti versi simile a lei, riesce a cambiare le cose. Poche le parole, alcune talmente belle da diventare proverbiali (“Mi fanno male i capelli”, la più nota, presa in prestito da una poesia di Amelia Rosselli) e protagonista assoluto il paesaggio, una Romagna attorno a Ravenna trasfigurata dal regista (“ho dipinto la realtà” dichiarava all’epoca) in un mondo dove malattia e bellezza coincidono con un cortocircuito di senso e di sensi che ancora oggi ci sbalordisce. Un oggetto ingombrante, visto, discusso e sviscerato.

A differenza di Janina Turek, la protagonista del nostro lavoro del 2012, Reality e delle pensionate greche di Petros Markaris che abbiamo abitato in Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni del 2013, entrambi oggetti di cui pochi o nessuno si era occupato, Il deserto rosso è invece uno delle opere centrali – hanno scritto – non solo del cinema italiano e internazionale, ma delle arti visive del Novecento.

Indirizzo: L.go di Torre Argentina

Orario: ore 21; mercoledì ore 19; domenica ore 17

Ingresso: da 12 a 40 euro

— Anagoor

Teatro India, 2 e 3 ottobre

Diretta da Simone Derai e Marco Menegoni, la compagnia italiana Anagoor si è imposta all’attenzione internazionale per la sua estetica in grado di coniugare performing art e scena ipermediale e di costruire un dispositivo teatrale colto, permeato da riferimenti all’arte classica e alla contemporaneità. Dopo aver presentato per REf15 Virgilio Brucia, la compagnia torna in scena con l’allestimento integrale dell’Orestea / Agamennone, Schiavi e Conversio. Visione, canto e orazione concorrono alla costruzione di uno spettacolo che mantiene la struttura della tragedia eschilea, ma solo per ritrovare nelle sue maglie e nei suoi interstizi le radici dell’occidente e delle sue meditazioni sul male e sulla fragilità del bene, sulla lingua che descrive questi concetti. Orestea è, infatti, per Anagoor la storia di un mondo in rivolta contro il dolore e la finitezza dell’essere umano, un teatro in grado di farsi pensiero per riscrivere, oggi, una nuova idea del sacro.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 20

Prezzi: da 11 euro a 30 euro

— Carmen che non vede l’ora

Teatro Biblioteca Quarticciolo, 4 e 5 ottobre

Carmen che non vede l’ora, prima ancora di tradursi sulla scena, è stato l’incontro con una biografia, con la storia di una donna incontrata durante un laboratorio teatrale. Quella biografia che è andata trasformandosi durante il lavoro, parlava anche di noi, del nostro paese e ci poneva domande sul senso del raccontare ancora storie che ci riguardano. L’urgenza di questa narrazione è diventata un viaggio artistico attraverso un caleidoscopio di formati e linguaggi, nel tentativo di ricostruire una vita.

Carmen è il viaggio di una donna qualunque alla ricerca della sua libertà, ma è anche il viaggio di un uomo alla ricerca della sua coscienza che risponde parlando, cantando e suonando, a quel gioco del teatro, che il femminile mette in moto, per ricucire, insieme al pubblico, ciò che la violenza ha fatto a pezzi. Carmen è una profonda e vertiginosa immersione dentro la storia del nostro paese dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni, ed è un viaggio alla ricerca di un corpo e del suo posto nel mondo, uno scontro con altri corpi, una lotta contro la violenza e la sopraffazione.

Indirizzo: via Ostuni 8

Orario: ore 21

Prezzi: intero 10,00 euro, ridotto 8,00 euro

— L’impresario delle Smirne

Teatro Vittoria, 27 settembre – 7 ottobre 2018

In prima assoluta, il 27 settembre apre la stagione del Teatro Vittoria, la nuova produzione di Attori&Tecnici. In scena otto giovani attori diretti da Stefano Messina, per interpretare il testo classico, l’impianto perfetto in cui Goldoni regala divertimento allo stato puro, insieme ad una vena poetica ed amara. L’impresario delle Smirne vuole essere in questa edizione un omaggio allo scalcinato mondo dell’avanspettacolo o meglio più in generale al mondo del teatro, con le sue luci e le sue ombre.

Saltimbanchi che “tentano la vita, che inventano il teatro” come ci raccontano le belle parole di Enzo Jannacci, in uno dei numerosi pezzi musicali, tutti cantati dal vivo, nello spettacolo. Soubrette e attori disperati e affamati, in cerca di una scrittura per sbarcare il lunario, impresari che esercitano il loro potere in cambio di favori sessuali, e la speranza con l’arrivo di un ricco mercante turco, che vuole fare una compagnia per Le Smirne, di ricchezza e successo. Le cose andranno diversamente ma l’illusione sarà ricompensata dalla consapevolezza che solo il teatro e il mestiere dell’attore possono dare quei brividi e l’emozione che assomigliano tanto alla felicità.

Indirizzo: Piazza S.Maria Liberatrice 10, Roma (Testaccio)

Orario: ore 21; domenica 30 sett. e 7 ott. ore 17.30; mercoledì 3 ottobre ore 17

Ingresso: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita) Ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita)

— A Roma per Giulio

Mercoledì 3 ottobre al Teatro India

Una serata per festeggiare la memoria di Giulio Regeni, per leggere, parlare, raccontare, cantare, ma soprattutto per offrire uno spunto di riflessione su una vicenda oscura e drammatica.  Mercoledì 3 ottobre (ore 20.30) al Teatro India una grande manifestazione in ricordo di Giulio Regeni, lo studente italiano torturato e ucciso al Cairo nel febbraio 2016, il cui corpo vessato è divenuto il simbolo di coraggio, di libertà, ma anche delle profonde contraddizioni che gravano sul nostro tempo.

Diverse sono le personalità del mondo dell’arte e della cultura che hanno accolto l’invito promosso dal collettivo Giulio Siamo Noi, con la Famiglia Regeni, l’Avv. Alessandra Ballerini, Articolo Ventuno, a portare una testimonianza del proprio dolore e sdegno rispetto a quanto accaduto, ancora oggi senza giustizia: Valerio Mastandrea, Massimo Ghini, Simone Cristicchi, Maria Pia Calzone, Roy Paci, Filippo Nigro, Stefano Fresi, Antonello Fassari, Marco Bonini, Francesca Valtorta, Eugenia Costantini sono solo alcuni degli artisti che presteranno la voce a questa importante iniziativa.

Ingresso libero.

— Tiranno Edipo!

Teatro India, 27 settembre – 3 ottobre 2018

Lo spettacolo, ispirato all’Edipo re di Sofocle, è un viaggio visionario per quadri che rappresentano le origini della modernità diretto da Giorgio Barberio Corsetti, che così commenta: «Edipo deve portare a termine la sua indagine, sapere chi ha ucciso il Re. I personaggi sono tutti frutto di questo mondo interiore. Tanti Edipi che si moltiplicano e devono districarsi all’interno della sua anima per arrivare al fondo dell’indagine. Il racconto mitico di Edipo è nelle mappe immaginarie di tutte le esplorazioni dell’anima, di tutte le analisi della costituzione dell’Io in occidente. In scena tanti Edipi: giovani attori ne assumono le vesti, a turno ne recitano le parole e mettono in moto la macchina infernale. Cantano i cori a cappella, scivolano da un personaggio all’altro».

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 21; domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre ore 17; mercoledì 3 ottobre ore 19

Prezzi: intero 20,00; ridotto 18,00

— Un anno con tredici lune

Teatro Argentina, dal 26 al 28 settembre

Un anno con tredici lune ci conduce attraverso il viaggio di un corpo disabitato narrato da Rainer Werner Fassbinder, il quale come un Pasolini tedesco descrive la solitudine, le difficoltà e l’isolamento che da sempre accompagnano l’omosessualità maschile. Uno spettacolo che parla dell’attrazione che esercita su di noi il dolore e del desiderio di morte che ci seduce quando siamo in vita.

La toccante storia degli ultimi giorni dell’esistenza di un transessuale, un ragazzo di nome Erwin che un giorno è diventato Elvira, restituisce la ricerca di un’anima che trova la morte. Un anno con tredici lune è il mistero dolente di un’esistenza che pur di trovarsi si perde, e pur di sentire si ferisce e si lascia ferire. Tutto, in questa storia, è straordinario: dal passato di Elvira al suo presente, dagli uomini e le donne che la circondano, al suo corpo che non ricorda cosa sia il piacere. Un mistero lontano eppure vicino alla vita di ogni essere umano, proprio come la luna, ch

e da lontano, ma non troppo, ci osserva silenziosa, e può decidere senza chiedere il nostro consenso di agitare, o calmare per sempre, la materia di cui siamo fatti.

Indirizzo: Largo di Torre Argentina

Orario: mercoledì 26 settembre ore 20; giovedì 27 e venerdì 28 settembre ore 18

Ingresso: 22 euro

— Mani bucate

Teatro Biblioteca Quarticciolo, 29 e 30 settembre

Come si fa a parlare di San Francesco D’Assisi senza essere mostruosamente banali? Come farò a mettere in scena questo spettacolo senza che sembri una canzone di Jovanotti?

Se chiedo a un ateo anticlericale “dimmi un santo che ti piace” lui dirà: Francesco. Perché tutti conoscono San Francesco? Perché sono stati scritti decine di migliaia di testi su di lui? Perché è così irresistibile? E perché proprio lui? Non era l’unico a praticare il pauperismo. In quell’epoca era pieno di santi e movimenti eretici che avevano fatto la stessa scelta estrema, che aveva di speciale questo coatto di periferia piccolo borghese mezzo frikkettone che lascia tutto per diventare straccione?
Aveva di speciale che era un artista. Forse il più grande della storia. Le sue prediche erano capolavori folli e visionari. Erano performance di teatro contemporaneo. Giocava con gli elementi della natura, improvvisava in francese, citando a memoria brani delle chansone de geste, stravolgendone il senso, utilizzava il corpo, il nudo, perfino la propria malattia, il dolore fisico e il mutismo.

Il monologo, orchestrato con le laudi medievali e gli strumenti antichi di Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, si interroga sull’enorme potere persuasivo che genera su noi contemporanei la figura pop di Francesco, e percorre la vita del poverello di Assisi e il suo sforzo ossessivo di raccontare il mistero di Dio in ogni forma, fino al logoramento fisico che lo porterà alla morte, dalla predica ai porci fino alla composizione del cantico delle creature, il primo componimento lirico in volgare italiano della storia, Francesco canta la bellezza di frate sole dal buio della sua cella, cieco e devastato dalla malattia. Nessuno nella storia ha raccontato Dio con tanta geniale creatività

Indirizzo: via Ostuni 8

Orario: ore 21

Prezzi: intero 10,00 euro, ridotto 8,00 euro

— Saigon

Auditorium Parco della Musica, 29 e 30 settembre

Marie-Antoinette è una donna vietnamita arrivata in Francia nel 1954. Sull’insegna del suo ristorante ha scritto ‘SAIGON’. È il nome di ben 979 ristoranti nel paese ma anche quello della sua terra d’origine. Qui si viene per parlare vietnamita o per cantare canzoni che piangono amori perduti e dimenticati in patria. Nel ristorante ci sono fiori artificiali e luci al neon, l’altare per gli antenati e una raffigurazione della Vergine Maria appesa a un muro.

È in questo luogo che ci porta Caroline Guiela Nguyen, acclamata regista della scena francese insieme alla sua compagnia Les Hommes Approximatifs. 11 attori in scena (francesi, francesi di origine vietnamita e vietnamiti) incarnano le voci di uomini e donne segnati dalla storia e dalla geografia. Ogni incontro è utile a condividere paesaggi, volti, canzoni e lingue che non esistono più da nessuna parte se non nella loro memoria e nel luogo che hanno costruito per renderla viva.

Perché Saigon indaga con poesia e delicatezza l’identità post-coloniale, quando le proprie radici divengono un ricordo lontano incarnato in un ristorante etnico, sospeso tra la Francia di oggi e la Saigon degli anni ’50, e per sempre scollato dalla realtà.

Cosa c’è al centro di mondi differenti e, solo in apparenza, lontani? Per la trentatreesima edizione di Romaeuropa Festival al centro ci sono le storie, tutte le visioni e suoni dei suoi 300 artisti ospiti. Al centro c’è la danza, il teatro, l’arte visiva analogica e digitale, la performance e lo spettacolo dal vivo, come strumenti e mezzi in grado di mettere in comunicazione idee e realtà agli antipodi. Dal 19 settembre al 25 novembre quattro continenti convergono tutti al centro della città eterna, trasformando Roma nel cuore dello scambio tra mondi, tra diversità culturali e geografiche, che si amalgamano in una sola, grande narrazione, che noi chiamiamo Romaeuropa Festival 2018.

Indirizzo: viale Pietro de Coubertin 30

Orario: Sabato 29 ore 20; Domenica 30 ore 17

Ingresso: da 19 a 30 euro

— La Confessione

Off/Off Theatre, dal 23 al 28 settembre

Il primo spettacolo frutto di un incontro con un prete omosessuale dall’entrata in seminario al “mondo delle saune”, dalla “sospensione” alla celebrazione eucaristica, dalla prima masturbazione alla chiamata di Dio. Un calvario attraverso le scomuniche della gerarchia ecclesiastica e la comprensione dell’uomo e della sua carne. Un’occasione unica che parte da Roma, in prima mondiale in via Giulia, nel cuore di Roma la città ideale, tra umano e divino, sensualità e spiritualità.

Non è stato facile arrivare sino a questo punto. Sentire l’urgenza di portare un corpo in scena per vedere le sue piaghe. Per condividerne la contraddizione.

Ho cercato lo scrittore e giornalista Marco Politi per anni, volevo comprendere quello che Vincenzo Cerami scriveva sul nostro uomo: “È il viaggio di un’anima alta, messa a dura prova da un destino difficile. Chi parla è una persona speciale, vera e vivente. La sua voce è di un uomo disarmante e sincero fin quasi alla spudoratezza, ma ferma nel suo desiderio di assoluzione e di vita”.

Come? Cosa fare? Perché? Me lo chiedo ancora e per tutto questo non trovo una risposta. C’è amore c’è odio c’è insicurezza c’è distruzione c’è salvezza c’è conforto c’è silenzio. C’è tutto il mondo nell’anima del nostro sconosciuto. Ci fosse una via d’uscita non ci sarebbe la Vita non ci sarebbe il Teatro.

Indirizzo: via Giulia, 20

Orario: ore 21

Prezzi: intero 25 euro; ridotto 18 euro Over 65 e Under 26; 10 euro gruppi

— Jakob Von Gunten

Teatro India, 30 settembre – 2 ottobre 2018

Lo spettacolo è stato annullato.

Nel 1905 Robert Walser seguì suo fratello a Berlino e lì si iscrisse in un istituto per diventare domestico. In seguito il cameriere di un conte lo fece assumere presso un castello dell’Alta Slesia. Walser doveva spazzare i saloni, lucidare i cucchiai d’argento, battere i tappeti e servire in marsina col nome di Monsieur Robert. Da questa esperienza Walser trasse ispirazione per scrivere Jakob Von Gunten.

Lo spettacolo è la trasposizione in scena del romanzo-diario scritto nel 1909, ambientato all’interno dell’istituto Benjamenta, dove alcuni ragazzi “imparano a servire”. Un luogo simbolico di tortura e felicità, ambiguo e fantastico, in cui gli allievi, e tra questi Jakob Von Gunten, imparano l’educazione alla rovescia, l’obbedienza cieca fino alla dissociazione della personalità, al piacere di annullarsi.

Si susseguono attività svolte al limite tra sonno e sogno e anche gli insegnanti, davvero esistiti, vengono descritti, nelle pagine del diario, come “addormentati o morti o pietrificati”.

Indirizzo: Lungotevere Vittorio Gassman, 1

Orario: ore 20; martedì 2 ottobre ore 18

Prezzi: intero 20,00; ridotto 18,00

— theKITCHENtheory

Teatro Vascello, 21-22-23 settembre

Il primo luogo da raggiungere al mattino e l’ultimo da visitare prima di andare a dormire. Una zona di transito vivace o solitaria ma sempre e comunque piena di odori, ricordi, sensazioni, attese e infiniti stati sospesi. Dura tutta la vita questa relazione densa e profumata fatta di rumori fluidi e familiari, di spazi imparati a memoria e su ogni cosa, potenti come sovrane, regnano le parole.

La stanza delle parole: escono dalla bocca come dervisci rotanti, capaci di schivare, sfiorando dolcemente o conficcarsi come lame. Restano lì sospese per anni, quasi diventano un’eredità, aleggiano in ogni pertugio e sovente sono le memorie delle famiglie. La cucina è l’area prescelta per affondare i denti e i sensi in preziosi nutrimenti ma soprattutto è lo spazio dove si parla. Parole. Parole.

Un fiume in piena, ognuna diversa dall’altra, lunghe ed elastiche come alghe o rigide e appuntite, si impossessano della bocca per urlare l’incomprensione o la denuncia della solitudine o parlare dell’amore. Numerose come chicchi di riso, necessarie tutte per dire in mille modi la stessa cosa e troppo poche per riuscirci.

Al linguaggio tecnico dei danzatori, pulito ed estremamente virtuoso, si affianca una forza interpretativa e scenica, umana, comunicativa ed emozionante.

Indirizzo: Teatro Vascello, via Giacinto Carini 78

Orario: ore 21

Ingresso: intero 15 euro – ridotto over 65 e studenti 12 euro

Little Something

Teatro Vascello, 17-18 settembre

Il testo di François Garagnon, in una lingua metaforica e personale, racconta il viaggio della costruzione di sé, contrapponendo la filosofia dell’essere alla filosofia dell’avere: l’obiettivo dell’esistenza è divenire, essere un Grande Amore Senza Fine, anche se in partenza siamo una piccola cosa, un Little Something appunto.

Nel raccontare questo viaggio da piccolo a grande, Garagnon inventa una serie di personaggi tanto allegorici quanto vividi: l’Avventuriero del Banco di tutto il Possibile,

Il Riparatore del Tempo Perso, il Giardiniere d’Amore, la Sorgente Pura, il Soffio d’Invisibile che non solo restituiscono immagini che si aprono a interpretazioni spirituali della vita al di là dei confini della singola religione, divenendo figure universali.

Il testo è un flusso ritmico e armonico che articola un percorso individuale dal desiderio di bellezza alla realizzazione piena dell’esistenza.

La costruzione scenica si articola in una ricerca interdisciplinare tra teatro e danza traducendo i temi del testo in espressività coreografica e in una lingua poetica composta di parole e immagini capace di dialogare con l’intimità degli spettatori.

“La natura profonda del racconto ha suscitato il mio interesse artistico sia per la corrispondenza al mio linguaggio scenico, dedito alla costruzione di un contatto empatico con gli spettatori e ad una trasversalità estetica che consente diversi livelli di lettura, sia per l’intento di dare vita ad uno spettacolo libero da mode e tendenze del contemporaneo che possa comunicare agli spettatori la luminosità dell’esistenza attraverso la creazione artistica.”

Indirizzo: Teatro Vascello, via Giacinto Carini 78

Orario: ore 21

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