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Il rapporto tra Roma e l’artista nella mostra Canova. Eterna bellezza a Palazzo Braschi

Alessio Cappuccio 1 settimana fa
canova mostra roma 2019 palazzo braschi
Endimione dormiente, 1819 Gesso, 183x85x95 cm Possagno, Gypsotheca e Museo Antonio Canova 2019, Possagno (TV), Fondazione Canova onlus - Gypsotheca e Museo Antonio Canova | Archivio Fotografico interno Foto di Lino Zanesco

È stata definita “una vera e propria mostra-evento” dalla sindaca Virginia Raggi, presente alla conferenza stampa di presentazione, e siamo sicuri che così la ricorderanno in futuro anche i cittadini di Roma: stiamo parlando di Canova. Eterna bellezza, l’esposizione che dal 9 ottobre sarà ospitata al Museo di Roma – Palazzo Braschi.

La mostra esplorerà il legame dell’artista con la città di Roma che, a cavallo fra Sette e Ottocento, divenne la fucina del suo genio, un vero e proprio laboratorio artistico a cielo aperto, inesauribile fonte di ispirazione. Promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, prodotta dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia, e organizzata con Zètema Progetto Cultura, curata da Giuseppe Pavanello, l’esposizione sarà visitabile fino al 15 marzo 2020.

Nelle sale del Palazzo oltre 170 opere dello sculture e di alcuni artisti a lui coevi: non soltanto statue, ma anche schizzi, bozzetti preparatori, modellini e alcune installazioni multimediali. Suddivisa in 13 sezioni, la mostra illustra l’arte canoviana e il contesto che lo scultore trovò giungendo nell’Urbe nel 1779.

Canova a Palazzo Braschi: il percorso della mostra

Queste le sezioni in cui è suddivisa Canova. Eterna bellezza:

  1. 1779: Canova a Roma
  2. La nascita del nuovo stile tragico
  3. Canova e la Repubblica romana
  4. Ercole e Lica
  5. I Pugilatori
  6. Il teorema perfetto: Antico e Moderno a confronto
  7. Canova e l’Accademia di San Luca
  8. Canova, Ispettore delle Belle Arti
  9. Canova e i busti del Pantheon
  10. Ultime opere per Roma
  11. Lo studio di Canova
  12. La Danzatrice
  13. Morte e glorificazione

 

La città di Roma ha rappresentato per Canova una vera e propria cornucopia artistica da cui trarre linfa vitale per la propria arte: dai tesori dei Musei Capitolini a quelli dei Musei Vaticani, dalle raccolte dei Farnese e dei Ludovisi ai marmi inseriti nel contesto urbano dell’epoca, furono tantissime le opere che l’artista – rapito dal loro fascino – studiò minuziosamente.

In mostra si ripercorrono gli itinerari compiuti dallo scultore alla scoperta di Roma, sin dal suo primo soggiorno. Disegni, bozzetti, modellini e gessi, anche di grande formato, sono perfettamente inseriti a illustrare il lavoro dell’artista per i grandi Monumenti funerari di Clemente XIV e di Clemente XIII, e per il Monumento agli ultimi Stuart; spicca tra essi, per la grande qualità esecutiva, il marmo del Genio funerario Rezzonico concesso in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo e il modellino del Monumento Stuart della Gypsotheca di Possagno.

Altro tema della mostra è il rapporto tra antichità e modernità nell’opera di Canova, sempre improntato a un’ammirazione totale che non sfocia mai nella semplice emulazione o nella copia: questo aspetto emerge attraverso il confronto dei marmi di Canova – tra i quali l’Amorino alato proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo – con marmi antichi come l’Eros Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Una sala accoglie poi un focus sul tema del Classico e Neoclassico e accosterà gessi di celebri capolavori antichi a quelli di statue canoviane realizzate per il conte Alessandro Papafava. L’Apollo del Belvedere e il Gladiatore Borghese sono messi a confronto con il Perseo trionfante e il Pugilatore Creugante.

Pur con un occhio rivolto al passato, Canova era perfettamente inserito nella sua epoca, tanto da essere stimato come uno degli artisti più dotati della contemporaneità: il Monumento di Clemente XIV, innalzato nella basilica dei Santi Apostoli nel 1787, fu subito acclamato come nuovo esempio di perfezione classica. Al Museo di Roma si possono ammirare magnifiche sculture e numerosi disegni, testimonianza dell’attività grafica dello scultore, che dialogano con quelle realizzate dai maggiori artisti attivi in città a fine Settecento.

Non manca un accenno al legame tra lo scultore e la letteratura del suo tempo: una piccola sezione è dedicata alla relazione tra Canova e Alfieri, la cui tragedia Antigone, andata in scena a Roma nel 1782, presenta più di uno spunto di riflessione in rapporto alla rivoluzione figurativa canoviana.

In mostra (grazie ad un prestito istituzionale) vi è anche la celeberrima Amore e Psiche stanti, in un gesso di Canova, che testimonia della capacità dell’artista di rielaborare il mito in chiave eminentemente spirituale e che trascende i sensi.

Interessante anche l’attività di Canova nel ruolo di Ispettore generale delle Belle Arti dello Stato della Chiesa, incarico che rivestì anche durante la seconda dominazione francese a Roma (1809-1814) e nell’epoca della Restaurazione, quando fu incaricato di recuperare le opere d’arte sottratte dai francesi alla fine del Settecento. In questo periodo si adoperò strenuamente per difendere il patrimonio artistico italiano, evitando che marmi preziosi finissero fuori dai confini patri.

Degli stessi anni è il progetto della monumentale statua della Religione, evocata in mostra con modelli in gesso provenienti. E infine nell’ultima sala della mostra, uno dei marmi più straordinari di Canova: la Danzatrice con le mani sui fianchi, proveniente da San Pietroburgo.

Canova a Roma, la mostra: l’allestimento

Proprio quest’ultima statua dimostra quanto preziosa sia l’opera di allestimento della mostra Canova. Eterna bellezza. La Danzatrice è infatti inserita in un ambiente rivestito di specchi, roteante sulla propria base, su precisa indicazione di Canova. Questi infatti non voleva che il pubblico girasse attorno all’opera, ma l’opposto, e come accade in altre sale l’illuminazione ricrea un effetto di penombra tipico della luce delle candele.

Attraverso ricercate soluzioni illuminotecniche, lungo il percorso espositivo viene rievocata la calda atmosfera a lume di torcia con cui l’artista, a fine Settecento, mostrava le proprie opere agli ospiti, di notte, nell’atelier di via delle Colonnette. Anche l’uso dello specchio implica un godimento simultaneo e immediato del fronte/retro dell’opera, così come le pareti foderate di velluti scuri ricreano la giusta oscurità intorno al baluginio dei marmi.

Non servono questi mezzi alle 30 fotografie di Mimmo Jodice per catturare lo spirito delle opere di Canova. Uno dei più grandi maestri della fotografia ha infatti offerto una rilettura del tutto inedita e sorprendente dei marmi, in quella che è una mostra all’interno della mostra: tramite contrasti, chiaroscuri e zone d’ombra, le statue del Canova acquistano un’incredibile presenza pregna di fisicità e sensualità, nonostante si tratti di stampe bidimensionali.

Canova. Eterna Bellezza, la mostra a Roma: orari e biglietti

dal 9 ottobre al 15 marzo 2020 – Museo di Roma a Palazzo Braschi

Orario: dal lunedì alla domenica dalle ore 10 alle 19

Aperture straordinarie: 24 e 31 dicembre ore 10.00-14.00

Biglietti:

  • ridotto: € 11,00 (tra i 6 e i 25 anni e oltre 65 anni, insegnanti, giornalisti, possessori MIC Card)
  • speciale scuole: € 4,00 ad alunno (ingresso gratuito ad un docente accompagnatore ogni 10 alunni)
  • speciale Famiglia: € 22,00 (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)
  • gratuito: bambini fino a 6 anni, portatore handicap e accompagnatore
  • audioguide: italiano e inglese: € 4,00

Informazioni e prenotazioni: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

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